Banche e investitori, aziende leader nel settore turistico, soggetti politici: per fortuna il ventaglio dei soggetti che si impegnano per tutelare e rigenerare gli oceani si allarga ogni giorno di più. E comprende, sempre più spesso, anche il mondo dell’arte

Assorbono una parte importante dell’anidride carbonica che riversiamo nell’atmosfera, dandoci così un aiuto (del tutto gratuito) a limitare la crescita delle temperature globali.

Come se non bastasse, il valore dei beni e dei servizi prodotti dalle risorse marine e costiere supera i 2.500 miliardi di euro all’anno. Insomma: gli oceani sono un capitale davvero fondamentale.

Tuttavia, proprio come stiamo facendo per le foreste e i suoli, li trattiamo in maniera sconsiderata, tra sostanze tossiche, acidificazione e accumulo di plastiche.

Tra le risposte a questa situazione che rischia di avere impatti pesanti sulle società e gli ecosistemi, va senz’altro menzionata la Clean Oceans Initiative. Varata nel 2018 dalla Banca europea degli investimenti (Bei) insieme all’Agence Française de Développement e alla tedesca KfW (a cui si sono poi aggiunte la Cassa Depositi e Prestiti italiana, l’Instituto de Crédito Oficial spagnolo e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo), vuole finanziare i progetti per ridurre i rifiuti di plastica in mare.

L’obiettivo iniziale era di raggiungere i 2 miliardi di euro nell’arco di 5 anni, ma nel corso dell’One Ocean Summit, che si è tenuto a Brest pochi giorni fa, si è deciso di innalzarlo a 4 miliardi di euro entro la fine del 2025.

Uno sforzo importante, che rilancia le ambizioni dell’iniziativa, che già a inizio 2022 aveva raccolto 1,6 miliardi di euro, con progetti che andranno a beneficio di più di 20 milioni di persone in Africa, Asia, America Latina ed Europa.

Il summit di Brest è stato poi lo scenario in cui sono state presentate diverse altre iniziative. Prima fra tutte, la High Ambition Coalition on Biodiversity beyond National Jurisdiction – Protecting the Ocean: il 95% degli oceani è costituito da zone non soggette a giurisdizione nazionale, aree di valore inestimabile dal punto di vista ecologico e socioeconomico.

Tuttavia, queste aree sono sempre più impattate dall’inquinamento, dallo sfruttamento eccessivo e dagli effetti dei cambiamenti climatici. La High Ambition Coalition riunisce tutti i soggetti che chiedono che le Nazioni Unite approvino il trattato sulla diversità biologica marina nelle zone non soggette a giurisdizione nazionale.

L’Unione ha ribadito anche il proprio impegno per arginare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, una delle minacce più gravi all’integrità degli gli stock ittici mondiali, che va contrastata incoraggiando prima di tutto la collaborazione tra gli stati.

Ancora, dal vertice sono usciti rafforzati l’impegno a ridurre la plastica negli oceani, puntando sia sull’economia circolare e le pratiche di riduzione dei rifiuti, sia sulle iniziative di sensibilizzazione come #EuBeachCleanup, una campagna globale a favore degli oceani in occasione della quale decine di migliaia di volontari si attivano per pulire dai rifiuti le spiagge e le vie navigabili interne.

Per quanto riguarda i trasporti marittimi, è stata poi proposta la Fuel-Eu Maritime che introduce una norma sui combustibili che limita l’intensità delle emissioni di gas a effetto serra, mentre il regolamento sulle infrastrutture per i combustibili alternativi mira a installare infrastrutture energetiche adeguate nei porti, a sostegno dell’obbligo di utilizzare tecnologie a zero emissioni quando ci si trova in porto.

Infine, a Brest è stato ribadito che l’Unione attribuisce alla scienza e alla tecnologia un ruolo centrale nella conservazione degli oceani. In quest’ottica, è stata sviluppata la European Digital Twin Ocean, che permetterà all’Unione di puntare alla leadership nel settore delle tecnologie informatiche per la protezione degli oceani.

La piattaforma Digital Twin Ocean consentirà di esaminare i diversi scenari, al fine di migliorare la comprensione dell’ambiente marino e dare più solidità ai processi decisionali.

La tutela degli oceani è entrata nel radar dei grandi investitori

Amundi, leader globale negli investimenti responsabili, ha annunciato una partnership con Accor, gruppo leader mondiale nel settore alberghiero e della ristorazione, che si tradurrà nell’adozione dell’Ocean Framework, un protocollo sviluppato dalla Fondation de la Mer per aiutare aziende e investitori a valutare l’impatto dei propri business sulla fauna marina.

Accor ha annunciato lo sviluppo di una strategia e di una politica di rendicontazione basate sull’Ocean Framework. In particolare, il gruppo ha vietato l’utilizzo di sei specie ittiche minacciate di estinzione nonché di pesci minacciati a livello locale nei suoi ristoranti e menù e garantisce che i prodotti della pesca selvatica e d’allevamento provengano ove possibile da una pesca sostenibile.

Il gruppo alberghiero ha poi fissato degli impegni molto ambiziosi per preservare la biodiversità e si è impegnato a eliminare le materie plastiche monouso usate dagli ospiti nei suoi hotel entro la fine del 2022, nell’ambito di un’iniziativa per ridurre la sua impronta carbonica e azzerare la dispersione di rifiuti di plastica negli oceani.

Anche il mondo dell’arte ha deciso di impegnarsi per la tutela degli oceani: dal 9 al 27 febbraio, presso il Meet Digital Culture Center della Fondazione Cariplo, è possibile visitare Enter the Plastocene, di Tamiko Thiel e /p.

L’opera d’arte, in augmented reality, consente ai fruitori di immergersi nell’oceano e di muoversi in mezzo ai detriti di plastica, cercando di invitarli a riflettere e a esaminare come le azioni che compiamo ogni giorno vanno a inquinare gli oceani.

Crediti immagine: Depositphotos

L’articolo Clean Oceans Initiative, si allarga il fonte di chi protegge gli oceani è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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