Consigli di un’etologa e alcune riflessioni su come gestire il proprio gatto, in maniera Sostenibile dentro e fuori casa…

Se qualcuno fra i nostri lettori possiede un gatto, sappia che oggi, 17 febbraio, è la festa internazionale dedicata ai felini di casa. E, qui in redazione abbiamo colto l’occasione per interrogarci su alcune abitudini che i gatti e i loro padroni hanno, lato sostenibilità.

Vero è che gli animali domestici richiedono molto tempo e attenzioni, quindi decidere di adottarne uno significa assumersi molte responsabilità. Vanno nutriti, curati, accuditi, bisogna farli giocare e sono un importante impegno dal punto di vista economico.

Ma più raramente ci interroghiamo sull’impatto ambientale dei nostri animali. La domanda dunque è: i gatti sono animali con un alto o basso impatto sull’ambiente e sulla società?

Di certo ci sono alcuni accorgimenti che migliorano e di molto l’assunto di base: come decidere di adottare un gatto randagio, piuttosto che comprarne uno da un allevamento.

Oppure non farsi prendere dalla pigrizia e stare molto attenti alla raccolta differenziata di tutto ciò che è considerato scarto del gatto: ebbene, i nostri mici producono molti rifiuti, dalle lattine alle scatolette, oppure le bustine di pappa che mangiano in media due volte al giorno; facciamo che siano gestite al meglio all’interno della catena della raccolta differenziata.

Oppure la sabbietta: è sempre un lavoro ingrato quello di ripulire la lettiera del gatto, soprattutto se il simpatico felino decide, subito dopo, di andare a sporcarla per marcare il suo territorio.

Però è importante seguire con attenzione le istruzioni riportate sulle confezioni per lo smaltimento dei rifiuti. Stiamo parlando di enormi quantità di spazzatura, soprattutto se pensiamo alla quantità di amici e parenti che hanno un gatto.

Un altro fatto che fatichiamo a prendere in considerazione, quando ci troviamo di fronte a quei musetti prima di adottarli, sono i danni che fanno in casa. E chi ne paga le conseguenze?

I nostri poveri divani, le poltrone, magari anche qualche tenda. Subito ci mettiamo a cercare un articolo che vada a sostituire quel filo tirato della fodera dei cuscini, quel vaso rotto e così via.

E tra una settimana? Sarà un’altra volta rovinato. D’istinto capita anche che ce la si prenda con il nostro gatto. Però bisogna sapere che i gatti non scelgono il divano, invece che il tiragraffi, per farci dispetto.

Ce lo spiega Angelica Bassi, etologa comportamentalista che sta collaborando con Ultima Petfood (marchio dell’azienda Affinity), che proprio per festeggiare la giornata internazionale del gatto sfata alcuni dei luoghi comuni su questi animali.

Tra le idee che ci chiarisce l’etologa c’è quella che i gatti non fanno dispetti perché sono privi della parte cognitiva necessaria per metterli in atto.

La ragione per cui se la prendono con i nostri poveri mobili è che “ogni volta che il gatto graffia rilascia attraverso i polpastrelli delle informazioni olfattive per marcare il suo territorio” afferma la Bassi.

Non sono dispettosi dunque, ma territoriali. Quindi, continuare a sostituire gli oggetti rovinati in casa non placherà il bisogno del vostro compagno di farsi le unghie nei posti che a noi sembrano meno opportuni, ma anzi, si tradurrà inevitabilmente nel bisogno di marcare anche l’ultimo acquisto.

Il consiglio che vi diamo è: se volete un salotto degno di una rivista di design non prendetevi un gatto. Ci metterete meno tempo a esaurire le risorse del Pianeta che a insegnare a un felino cosa è suo e cosa, invece, del suo padrone.

L’articolo 17 febbraio: giornata del gatto “sostenibile” è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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