Dagli antichi continenti di Laurasia e del Gondwana i ricercatori dell’Università di Pisa fanno risalire la vita di molte delle piante che fanno respirare il nostro Pianeta.

Sempre più interessanti sono le risposte che arrivano dagli studi scientifici delle piante proprio a chiusura dell’Anno Internazionale della Salute delle Piante.

L’ultimo in ordine temporale è quello che dimostra come da due antichi continenti, ovvero il Laurasia e il Gondwana – due antichi continenti che corrispondono oggi all’incirca alle terre del nostro emisfero settentrionale e meridionale – scomparsi poi 250 milioni di anni fa, siano stati la culla delle piante vascolari del nostro Pianeta.

Lo mette in evidenza uno studio coordinato da Angelino Carta del dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa e pubblicato sulla rivista New Phytologist.

Lo studio, realizzato in collaborazione con Lorenzo Peruzzi dello stesso dipartimento italiano e Santiago Ramírez-Barahona dell’Universidad Nacional Autónoma de México, ha analizzato oltre otto milioni di dati relativi alla distribuzione di 67.000 specie vegetali su scala globale.

La divisione Laurasia-Gondwana si rispecchia inoltre in alcune differenze fra i due grandi gruppi di piante. La flora settentrionale, costituita soprattutto da piante erbacee, è infatti a livello evolutivo più recente rispetto a quella meridionale costituita soprattutto piante legnose tropicali e in cui prevalgono linee evolutive più antiche.

Il bello è che la separazione Laurasia-Gondwana non è mai stata osservata fino a oggi. Eppure – è la risposta dei ricercatori – questo risultato è perfettamente allineato con le conoscenze relative ai movimenti geologici delle placche terrestri studiate dai colleghi geologi.

Il mondo animale – di cui noi esseri umani facciamo parte – non finirà mai di ringraziare le piante indiscussi i servizi ecosistemici: le piante, tra le altre cose, producono l’80% del cibo di cui ci nutriamo e producono il 98% dell’ossigeno che respiriamo.

A questo proposito un’associazione come la Lipu afferma: L’approccio ecosistemico alla salute delle piante dovrebbe rappresentare un punto di partenza per affrontare la crisi della biodiversità e quella climatica.

Un approccio basato sull’educazione e sulle esperienze in natura, che possano creare un legame di rispetto e conoscenza verso flora e fauna senza dimenticare le grandi sfide scientifiche e politiche del presente e del futuro: specie aliene e invasive, perdita di habitat e di specie, rischio pandemie e cambiamenti climatici.

L’articolo Le piante che arrivano da un altro mondo è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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