Tra gli scarti dei processi di produzione si nascondono giacimenti di energia che aspettano di essere recuperati e valorizzati. Che si tratti di calore o bioenergie, si stanno diffondendo le tecnologie per evitare che vadano persi.

Nel migliore dei mondi possibili, tutta la frazione organica dei rifiuti verrebbe riciclata a parte e trasformata in compost e bioenergia. Così purtroppo non è, e una parte rilevante di questa ricchezza finisce in discarica.

Dove si decompone, andando a generare biogas che, almeno in parte, viene intercettato dai pozzi di estrazione e avviato alla combustione in motori a combustione interna alimentati a gas.

I processi di decomposizione non sono tuttavia lineari e nel tempo (le discariche possono emettere biogas anche per più di vent’anni dopo la chiusura) quantità e qualità del gas prodotto possono variare (e spesso peggiorare).

Inoltre, se la quantità di biogas supera la capacità dell’impianto, l’eccesso finisce per essere bruciato con delle torce, che liberano CO2 e inquinanti in atmosfera.

Proprio con l’obiettivo di migliorare l’efficienza dei sistemi di captazione è stato sviluppato il Gas stabilizer, un sistema modulare completamente automatizzato e controllabile da remoto che ottimizza le prestazioni dei sistemi di captazione.

Messo a punto da Zero3, startup di Faenza fondata nel 2018, il sistema migliora l’efficienza di estrazione e il recupero energetico, riducendo cattivi odori, inquinamento ambientale e rischi di incendio.

Gli ambiti di applicazione sono numerosi: in pratica, tutte le strutture in cui si ha produzione di biogas, come discariche, impianti di trattamento anaerobico secco e semisecco e depuratori.

I numeri sono decisamente buoni: applicato in una discarica, il Gas stabilizer ha portato a un incremento medio complessivo dei volumi di biogas captato pari a quasi il 32% e ha permesso di ridurre la Carbon Footprint di oltre 7.800 tonnellate di CO2 equivalente all’anno.

È anche grazie a queste performance che il brevetto ha vinto il Premio innovazione amica dell’Ambiente 2021, assegnato da Legambiente alle innovazioni di prodotto, processo, servizio, tecnologiche, gestionali e sociali che possono ridurre gli impatti ambientali.

Energia geotermica a emissioni zero

I primi pozzi per sfruttare l’energia geotermica vennero scavati nell’area di Larderello all’inizio del XX secolo e da allora hanno continuato a produrre elettricità e calore, che è stato recuperato per fornire riscaldamento e acqua calda a case, esercizi commerciali, aziende artigianali ed agricole.

Adesso, due studi pubblicati su Energies e Journal of Volcanology and Geothermal Research e firmati da Alessandro Sbrana e da un gruppo collaboratori, hanno dimostrato che gli impianti geotermali delle zone di Larderello e del Monte Amiata sono a emissioni zero.

In sostanza, i ricercatori hanno calcolato le emissioni di CO2 delle aree prima della costruzione degli impianti e hanno dimostrato che la riduzione delle emissioni naturali successiva all’entrata in esercizio di una centrale geotermoelettrica è equivalente alle emissioni della centrale stessa. L’impatto netto è quindi nullo.

Un risultato importante, che conferma la validità di una tecnologia che in Toscana conta 34 centrali e che ogni anno produce 6,18 TWh, sufficienti a coprire il 34% circa del fabbisogno elettrico regionale.

L’articolo La transizione ecologica, dove meno te la aspetti è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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