Il Sustainable Denim Contest ha visto protagonisti gli studenti dello Ied, in collaborazione con la Sartoria Solidale della Fondazione Archè di Milano. Quando la formazione è anche occasione di insegnamento di valori.

Dall’incontro fra Ied (Istituto europeo del design) e la Sartoria Sociale Archè è nato il Sustainable Denim Contest, il progetto di solidarietà e sostenibilità che ha coinvolto nei mesi scorsi Fondazione Archè, la onlus fondata da padre Giuseppe Bettoni nel 1991 a servizio di bambini e famiglie vulnerabili.

Il contest ha coinvolto gli studenti del corso di specializzazione di design degli accessori che hanno realizzato 23 pezzi unici creati da capi in denim usati a cui è stata data nuova forma e nuova vita creando collane, cappelli, calzature, borse, cappucci, cinture, scialli, gilet e kimono.

La giuria formata da rappresentati della fondazione e da commissari esterni ha selezionato il 17 settembre i cinque pezzi vincitori che saranno prodotti dalla Sartoria Sociale della Fondazione Archè e inseriti in catalogo per la vendita.

I vincitori sono: Carlotta Martini, con la borsa con manici in pelle e una collana, Sofia Peselli, con delle calzature, Luca Del Prà, con il kimono e Pietro Zanoletti, con i cestini per la casa.

Gli studenti hanno commentato con entusiasmo questa esperienza formativa che ha saputo coniugare gli aspetti più tecnici della progettazione, alla base del loro futuro professionale, ai valori della solidarietà e della sostenibilità.

Un percorso importante perché forma i professionisti di domani rendendoli consapevoli dell’importanza del rispetto dell’ambiente e delle persone.

Sustainable Denim Contest, esperienza da ricordare

Abbiamo chiesto ai protagonisti, gli studenti, come hanno affrontato questo progetto incentrato su solidarietà e sostenibilità, due tematiche importanti e complesse con cui si sono dovuti confrontare.

Pietro ha raccontato che si è focalizzato sul tema della sostenibilità, quindi sulla capacità di dare una nuova vita a capi semplici come jeans e piccoli accessori di seconda mano.

La solidarietà è stata una conseguenza immediata, ha raccontato, lavorando con la Fondazione Archè che fa dell’inserimento sociale la sua mission, tutti i partecipanti hanno potuto riflettere sul tema della solidarietà.

Anche Carlotta si è concentrata principalmente sulla solidarietà come ha dichiarato: “avere avuto la possibilità di contribuire ad aiutare qualcuno e avere la fortuna di farlo attraverso il lavoro dei miei sogni è il ricordo migliore che avrò di questa esperienza. È stata anche l’occasione di conoscere persone nuove con storie straordinarie“.

Sofia ha puntato su entrambe le tematiche: l’importanza della solidarietà e parimenti del riutilizzo dei materiali per il salvaguardare il pianeta, mentre Luca si è posto da subito la domanda su come la sartoria sociale avrebbe realizzato i suoi capi.

Per questo motivo ha voluto realizzare qualcosa che fosse easy, facile da riprodurre e che fosse divertente da ricreare per le donne della fondazione.

Alla domanda sulle maggiori difficoltà che hanno incontrato nello sviluppare questo progetto hanno espresso idee diverse. Per Carlotta non ci sono state difficoltà in quanto le ragazze della sartoria sono state uniche nel capire al volo i progetti e farli loro, per lei è stato un onore vedere i suoi lavori prodotti dalle loro mani.

Qualche difficoltà l’ha incontrata Pietro, non avendo mai lavorato con l’idea di re-inventare qualcosa di già esistente: “la parte più complessa è stata sicuramente l’ideazione dei prototipi cercando di utilizzare tutto il materiale con il minor spreco possibile e valorizzare tutte le parti dei jeans in maniera innovativa e originale“.

D’accordo anche Luca e Sofia per quanto riguarda la difficoltà di ottimizzare i materiali a disposizione e ridurre al minimo gli scarti. Il denim si presta al riuso e al riciclo?

Su questa domanda si sono trovati tutti d’accordo. Si tratta di un materiale molto versatile, facilmente reperibile e dalle infinite possibilità che consente di sperimentare lavorazioni sempre nuove per creare abbigliamento e accessori.

Nel condurre il progetto abbiamo cercato di fornire agli studenti tutte le linee guida per affrontare il tema dell’upcycling in maniera equa – racconta Alon Simantov, coordinatore della Specializzazione in Shoes and Accessories Design di Ied Milano – L’obiettivo era comprendere bene a chi si andava a indirizzare il prodotto, prendere consapevolezza della complessità dell’oggetto disegnato puntando però alla facilità di realizzazione (con fasi di sviluppo documentate passo dopo passo alle operatrici della Sartoria Sociale Arché), sfruttare al massimo il capo di partenza e le sue qualità attraverso un attento studio del design, per non sprecare niente. Siamo molto grati a Fondazione Arché per questa opportunità di confronto concreto su temi importanti come sostenibilità e solidarietà“.

Grande soddisfazione ha espresso anche padre Giuseppe Bettoni sottolineando l’importanza di questo progetto che ha coinvolto gli studenti avvicinandoli alle tematiche della solidarietà e della sostenibilità.

La Sartoria Sociale di Fondazione Archè si trova a Milano al quartiere periferico di Quarto Oggiaro, sede della Fondazione. Fondata nel 2017, si prefigge l’inserimento lavorativo delle persone coinvolte nel progetto di Archè.

Qui hanno la possibilità di imparare un mestiere, sperimentare tecniche di taglio e cucito nel laboratorio concesso a uso gratuito dal Comune di Milano. Le sarte che ci lavorano creano prodotti venduti nel negozio Vintage e offrono servizi di riparazione, riadattamento di capi usati, creazioni sartoriali su misura, oltre a una produzione di complementi d’arredo e accessori in tessuto per la casa.

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Silvia Massimino: è convinta che le scelte di tutti i giorni possono fare la differenza. Da tanti anni si occupa di moda, in particolare di moda sostenibile, per informare e comunicare gli sviluppi del settore; è stata attivista per i diritti degli animali, altra sua grande passione | Linkedin

L’articolo Studenti alle prese con la solidarietà e la sostenibilità è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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