20 cantine presenti alla prima rassegna sui vini del territorio oltrepadano. Un territorio che unisce la tradizione all’innovazione, con particolare attenzione alla cura per suolo e ambiente.

Una terra, un vitigno, una storia: ecco gli ingredienti raccontati dalle 20 cantine presenti alla rassegna stampa – lunedì 27 settembre – nella storica tenuta di Pegazzera a Casteggio in provincia di Pavia.

Un territorio antico quello dell’Oltrepò Pavese – esordisce Filippo Bartolotta, giornalista e moderatore della conferenza – ma che vuole allo stesso tempo guardare in avanti e scoprire ciò che ci può essere di innovativo“.

Assieme alla voce dell’esperto Filippo Bartolotta, a raccontare la storia di questo luogo intervengono Ottavia Giorgi Visparino, presente a nome delle 20 cantine vinicole, Alessandra Piubello, giornalista del settore e relatrice della masterclass pinot nero metodo classico, l’agronomo Pierluigi Donna e il direttore del Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese Carlo Veronese.

Con i suoi 3.000 ettari di vigna, la zona oltrepadana costituisce il 75% del pinot nero italiano, secondo al mondo solo allo champagne per ciò che riguarda la spumantizzazione.

Un vitigno difficile quanto misterioso – prosegue Bartolottae affascinante: da sempre oggetto di grandi studi da parte dei più esperti“.

Considerato il re della bollicina metodo classico, il pinot nero possiede notevole fama anche per ciò che riguarda la vinificazione in rosso.

Tra le 20 cantine presenti, 14 sono iscritte al Consorzio Oltrepò Pavese – a cui appartengono un totale di circa 130 aziende vinicole.

20 – interviene Ottavia Visparini – è il numero con cui siamo partiti. L’iniziativa nasce da un gruppo di produttori che hanno sentito l’esigenza di collaborare nel mostrare la qualità di questo vitigno. Oggi siamo 20 ma non c’è nessuna preclusione futura a essere di più“.

Un territorio in cui l’amore per il vino si mischia a quello per il territorio: piccole e grandi aziende, per lo più a conduzione famigliare, si sono impegnate negli anni per passare gradualmente a forme di lavoro più sostenibili.

In quasi tutta la totalità dei siti dell’Oltrepò – spiega l’agronomo Donna – c’è stato questo passaggio: oggi la cura per il suolo è molto diversa rispetto a diversi anni fa“.

Tante le aziende della zona certificate biologiche, alcune da quasi un ventennio.

Per citarne alcune – fra quelle presenti alla degustazione – la Piotta, certificata biologica dal 2005 con diverse proposte tra cui spiccano un nature e un pas dose – metodi classici dosaggio zero che non hanno avuto l’aggiunta dello sciroppo di dosaggio – e la cantina Scuropasso, la cui bollicina si distingue per il lungo affinamento sui lieviti, almeno 48/50 mesi.

Sebbene sia molto difficile e spesso anche molto dispendioso fare biologico – spiega un operatore dell’azienda agricola Quarquarini Francesco Bio, fondata nel 1900 – la nostra azienda si impegna da circa un ventennio nel perseguire questo obiettivo“.

I terreni molto ripidi e l’eterogeneità del suolo, rendono il terroir molto diverso anche all’interno di una stessa vigna.

Un suolo – chiarisce l’agronomo – in cui la biodiversità degli organismi viventi è un indicatore di salubrità e di qualità“.

E i numeri sembrano parlare chiaro: la bollicina metodo classico, come afferma Piubello, ha registrato – rispetto agli ultimi anni – un notevole miglioramento da parte di tutte le realtà, segno che la direzione seguita dalle aziende è quella giusta.

L’articolo Alla scoperta dell’Oltrepò Pavese e del suo Pinot nero è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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