Verso la viticoltura sostenibile: i risultati del progetto di durata triennale Life green grapes ci dimostrano che è possibile produrre vino anche riducendo l’utilizzo di fitofarmaci e le emissioni di gas serra, con conseguenze positive sull’ambiente e sulla nostra salute. 

 

Oltre che di cibo, in questi giorni di feste, pranzi, cene e aperitivi anche il rito del brindisi è una tradizione che sulle tavole degli italiani non può mancare. Ma quale impatto ha sull’ambiente e sul nostro corpo il vino che usualmente siamo soliti bere?

Oggi, produrre vino in modo sostenibile non è più una missione impossibile: i risultati del progetto di durata triennale Life green grapes ce lo dimostrano.

Secondo i dati dello studio effettuato, sarebbe infatti possibile diminuire l’utilizzo dei fitofarmaci fino al 50% in meno e ridurre le emissioni di gas serra.

Il progetto è stato ideato e coordinato dal Crea viticoltura ed enologia– consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria –  in collaborazione con i centri Crea agricoltura e ambiente e difesa e certificazione, l’Università degli studi di Firenze, Cyprus University of technology, la società agricola F.lii tagliente, il consorzio Vititalia, la società agricola Beringer Blass Italia e l’azienda vivai F.lli Moroni.

Attualmente in Italia i chilogrammi di fitofarmaci utilizzati superano i 120 milioni: di questi un quarto sono destinati al settore vinicolo.

Tutto ciò rappresenta un grande pericolo per l’ambiente e, di conseguenza, anche per gli esseri umani: tutelare il terreno agricolo con buoni metodi di coltivazione è fondamentale per preservare la biodiversità, il pianeta e la salute dell’uomo.

Il progetto Life green grapes ci permette da una parte, tramite l’utilizzo di modelli previsionali, induttori di resistenza e tecniche agronomiche di gestione del suolo, di ridurre l’utilizzo di fitofarmaci e dall’altra, mediante alcuni metodi di produzione attenti all’impatto ambientale, di abbattere le emissioni di gas serra, mantenendo la stessa resa in termini qualitativi e quantitativi.

Le azioni sono state condotte in diverse condizioni ambientali, in vivaio e nei vigneti a uva da vino e da tavola e in gestioni sia biologiche che integrate.

Sulla base dei risultati ottenuti, si è potuto notare che l’impiego di queste tecnologie ha dato modo di conservare un equilibrio fra gli aspetti ambientali ed economici e ha consentito un miglioramento del prodotto finale.

A beneficiare delle nuove metodologie non sono solo i consumatori ultimi ma anche coloro che sono direttamente coinvolti nella produzione: i fitofarmaci e le emissioni di gas serra rappresentano un pericolo sia per la salute dei lavoratori sia per quella dei fruitori.

Dopo tre anni, è stato osservato che il metodo Green grapes ha permesso in primis una riduzione della presenza di rame nei suoli e, in secondo luogo, un incremento della biodiversità microbica e degli organismi viventi nel terreno, uniti a un miglioramento della fertilità biologica.

I risultati ottenuti, inoltre, non hanno avuto nessuna ricaduta negativa in termini economici e qualitativi: le differenze fra le produzioni ottenute con i classici metodi aziendali e quelle con le nuove tecnologie non sono state rilevanti.

Perseguendo questa direzione, tramite un’adeguata formazione del personale preposto alla difesa dei vigneti, si potranno finalmente abbandonare i sistemi classici basati sull’impiego di fungicidi, ottenendo così una migliore qualità dell’uva da assaporare a tavola e nel vino.

 

L’articolo Con Life green grapes anche il vino diventa più sostenibile è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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