Tra le tendenze 2022 sicuramente ci sono le posizioni lavorative legate agli Esg. Ma da una parte le aziende devono capire in quali esatti perimetri collocare le figure di riferimento, dall’altra ci si deve preparare adeguatamente. Ne parliamo con la docente di economia, Monica Billio

Potremmo definire il 2021 che si sta chiudendo l’anno della scoperta del valore di marketing degli Esg? E dunque il 2022 come l’anno boom delle assunzioni di chi porta il sapere legato agli obiettivi di Sostenbilità in azienda?

A vedere da quanto è aumentata la comunicazione in merito potremmo essere portati a crederlo. Ma per non abbandonarci a dei sentiment, bensì a dati di sostanza abbiamo chiesto a Monica Billio, docente di economia all’Università Ca’ Foscari di Venezia come ci si deve organizzare per supportare al meglio il tema.

Ovvero, come le aziende si devono organizzare per supportare il giusto sviluppo degli Esg?

Lo sviluppo delle dimensioni Esg – risponde l’eco – significa preoccuparsi del business nel senso che sempre più i finanziamenti (soprattutto agevolati o importanti perché legati ai piani di ripresa e resilienza) saranno condizionati da un fattore green/sostenibilità.

La stessa permanenza nel mercato (all’interno di filiere che avranno prospettive di crescita) richiede sviluppo della sostenibilità, che non potrà essere solo narrativa, ma scelte strategiche di revisione e sviluppo di processi e prodotti.

Le scelte devono partire dall’alto e poi percolare a tutti i livelli, vedo necessario un processo top down e non viceversa.

Rimaniamo nel perimetro dell’organizzazione aziendale: a quale divisione deve competere il responsabile Esg e con quale expertise secondo il suo parere?

Come già accennato, di certo non può competere sollo alla divisione marketing come troppo spesso ora succede.

La divisione marketing può essere la voce di una visione strategica legata alle scelte (o necessità) Esg che devono essere prese in carico dal top management e dagli stessi consigli di amministrazione.

Si tratta infatti di aspetti che riguardano la finanziabilità stessa dell’attività e le prospettive di crescita per poter rimanere e/o entrare in filiere produttive che sempre più chiedono riscontro sulle dimensioni Esg delle aziende

Che tipo di formazione deve avere chi tratta di Esg in azienda?

Si tratta di competenze trasversali in tema di sostenibilità che dovrebbero aggiungersi alle divisioni finanza, sviluppo prodotto e anche gestione clienti/fornitori (per la scelte delle filiere, ma anche per le valutazioni dei propri fornitori che, inevitabilmente, incidiono sui livelli di sosteniilità dell’azienda).

Anche la divisione marketing deve rimanere interessata perchè anche la narrativa utilizzata sia competente e non fuorviante o ingannevole

Visto che siamo in chiusura dell’anno, a oggi il mercato del lavoro cosa offre in tema di Esg?

Nel settore finanziario vi è grande attenzione in quanto sarà il primo a essere direttamente interessato (già lo è in pratica) dalla normativa e regolamentazione europea in tema di finanza sostenibile.

Vi è quindi richiesta di professionisti con competenze anche di sostenibilità. È la ragione per cui Ca’ Foscari sta avviando un percorso di laurea magistrale (dal 22/23) in Economics, Finance and Sustainability dove oltre a dare competenze di sostenibilità ai laureati in economia vi sarà un percorso in finanza sostenibile

E per il futuro che prospettive di lavoro ci sono?

Se i professionisti sono formati con competenze anche scientifiche in modo da comprendere i temi sostenibilità anche nelle dimensioni tecniche e abbiano capacità di gestirne le informazioni e analizzarle, vi saranno molte prospettive di lavoro in diversi ambiti.

L’articolo Specializzatevi, bene, negli Esg: il lavoro non mancherà (ma la selezione sarà sempre più ardua) è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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