Il rincaro del pesce in Italia è del 25%. Una media rispetto all’anno scorso segnalata da Cia-Agricoltori Italiani che lancia l’allarme sul menu della vigilia di Natale.

Si calcola che 17 milioni di famiglie organizzino la cena della vigilia a base di pietanze ittiche: pesci di mare e di acqua dolce. Anche in questo settore, ancora una volta, i prezzi subiranno gli aumenti delle materie prime che colpiscono tutta la filiera, da trasporti e logistica fino al packaging e alle cassette di imballaggio per il pesce.

Con una soluzione: ovvero il ricorso al pescato a filiera corta che subisce, infatti, in misura minore il rincaro dei costi energetici e offre garanzia di maggiore qualità, con il rispetto di elevati standard di sicurezza e tutela ambientale. Cosa scegliere quindi?

Meglio il polpo o il capitone?

Il polpo si trova, attualmente, sui banchi a 20 euro al Kg, il capitone, invece, si attesta sui 25-30 euro, con una maggiorazione del prezzo dovuta anche al maltempo, che ne ha ridotto sensibilmente la cattura (dati: PescAgri, Associazione Pescatori Italiani di Cia).

Mentre il polpo nella tradizione culinaria è considerato simbolo di ricchezza e ha bisogno di una lunga preparazione (per renderlo morbido va massaggiato con sale grosso per distenderne le fibre muscolari), il capitone si vuole sia portato vivo in cucina e venga servito a metà del cenone sul vassoio più elegante.

Il capitone, consumato quasi esclusivamente nel periodo natalizio, è l’esemplare femminile adulto dell’anguilla e raggiunge in media i 7 etti di peso.

La pelle ha uno strato gelatinoso che va eliminato (con panno o carta assorbente) e i pezzi – una volta tagliati – non devono superare i 5 cm. Andranno, poi, immersi in acqua ghiacciata, prima di essere o impanati e fritti, oppure cucinati alla griglia.

I capitoni vengono catturati nel loro periodo di migrazione dai laghi al mare nelle zone lagunari, che sono principalmente due, le valli di Comacchio e il lago di Lesina.

Vongole e affini

In Nord Italia il consumo di pesce più diffuso nella cena di Natale è rappresentato, invece, dalla famiglia dei molluschi: vongole veraci (circa 25 euro/kg), canocchie (18 euro/kg) da mangiare fritte o bollite, moscardini (28 euro/kg) cucinati in umido o bolliti e fasolari (12 euro/kg).

Non a caso, l’Italia è il settimo produttore mondiale di molluschi, superando le 100.000 tonnellate annue, con circa 800 impianti localizzati per un terzo in Veneto.

La molluschicoltura rappresenta, infatti, la principale produzione italiana di prodotti ittici. All’acquisto della vongola verace è molto importante fare attenzione ad alcune caratteristiche indice della sicurezza del prodotto, che non deve mai essere tenuto immerso in acqua, la confezione deve essere, infatti, sigillata e presentare relativa etichetta.

Se venduto sfuso, il venditore deve prelevare il prodotto da confezioni di cui conserverà l’etichetta per i 60 gg successivi. Le vongole devono anche essere vive e vitali, con le valve ben chiuse e integre, in grado di opporre resistenza all’apertura e con rilascio di liquido intervalvare.

Per i secondi piatti del menu, a settentrione si prediligono pesci di pezzatura grossa (circa 2 kg): da spigole e orate, a dentici, rombi e pezzogne. I prezzi di questi prodotti oscillano, attualmente, fra i 40 e i 50 euro/kg.

A mettere, infine, d’accordo Sud e Nord c’è il baccalà (pesce, però, non locale ma di provenienza nord europea). La differenza è solo nella preparazione: di solito viene cucinato alla vicentina a Nord (in vendita essiccato a 30/35 euro), mentre si compra sotto sale (25 euro/kg) per la frittura classica alla napoletana.

L’articolo Vigilia di Natale: quale pesce mi conviene? è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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