Un vademecum e un manifesto sui nuovi modelli di riuso; un’azione di comunicazione per sensibilizzare le imprese e la Pubblica Amministrazione a ridurre i rifiuti monouso – in plastica ma non solo…

Come dirigere le imprese e la Pubblica Amministrazione verso nuovi modelli di riuso? Tramite il vademecum intitolato Ridurre i rifiuti da prodotti in plastica monouso… e non solo in plastica – pubblicato a settembre 2020 – e il manifesto #moNOuso messo a disposizione dei Comuni italiani a novembre 2021.

Il lavoro è frutto della collaborazione tra Anci Emilia-Romagna, che lo mette a disposizione gratuitamente sul proprio sito, e il Dipartimento di Ingegneria civile, chimica, ambientale e dei materiali (Dicam) dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna.

Il manifesto è rivolto principalmente ai Comuni/Unioni, ma è aperto all’adesione da parte di altri enti e organizzazioni che ne condividano principi e finalità ed è realizzato nell’ambito del progetto europeo MedfreeSup, co-finanziato da Eit Climate-Kic.

L’iniziativa è volta a promuovere il superamento della cultura e delle prassi dell’usa e getta e il consolidamento dei modelli legati al riuso e all’eliminazione degli imballaggi, tramite un dialogo aperto e proficuo tra il pubblico e il privato.

I documenti sono volti quindi a un approfondimento e a una sensibilizzazione sul concetto di impatto zero, per immaginare e disegnare in ogni ambito le soluzioni percorribili, riducendo all’origine il consumo di materiali e di energia, la produzione di rifiuti, rinnovabili o meno, e gli impatti che tale consumo porta con sé, lungo tutto il percorso che va dall’estrazione – o dalla coltivazione – delle materie prime, alla gestione dei rifiuti.

Grande spazio è dedicato alla plastica, sull’onda della New Plastic Economy Initiative della Ellen MacArthur Foundation (Emf) che ha invitato le imprese di oltre 20 paesi del mondo ad aderire al The Plastics Pact network, rete di iniziative diffuse volte a stimolare l’adozione, da parte dei principali stakeholder locali, di azioni per la circolarità della filiera della plastica lungo 6 obiettivi prefissati e legati al prodotto, all’imballaggio e al modello di business.

Queste linee guida lasciano però spazio a eccessiva teoria e poca pratica delle azioni, solo di carattere volontario: è necessario imprimere agli attori del settore un imponente cambiamento di rotta, con la velocità e l’ampiezza che richiede la crisi climatica ed ecologica globale che stiamo vivendo.

E soprattutto per far fronte alle sempre più stringenti normative imposte dall’Unione Europea. Le possibili soluzioni illustrate nei documenti mirano infatti a essere di stimolo per misure di policy del legislatore o strategie di business delle imprese sempre più volte alla transizione verso modelli circolari.

La Strategia europea sulla plastica e il Green Deal Europeo hanno infatti posto un obiettivo ambizioso per la filiera della plastica entro il 2030, per la sua riutilizzabilità o possibilità di riciclaggio in modo efficace sotto il profilo dei costi di tutti gli imballaggi di plastica immessi sul mercato Ue.

Raggiungere un tale obiettivo richiede però una trasformazione di enorme portata: la configurazione attuale della filiera degli imballaggi in plastica si caratterizza infatti per un’incredibile diversificazione nei polimeri utilizzati, per la frequente combinazione degli stessi nella realizzazione dei prodotti e per l’utilizzo diffuso di una varietà di additivi chimici che conferiscono a tali materiali le caratteristiche desiderate e le prestazioni funzionali richieste dalle specifiche applicazioni.

Questa diversificazione è la principale causa dei bassi tassi di riciclo effettivo tipici della filiera degli imballaggi in plastica. Il rischio di non riuscire a raggiungere gli obiettivi fissati dalla Direttiva 852/2018, in assenza di interventi adeguati finalizzati a migliorare la progettazione per il riciclo degli imballaggi, c’è.

Come emerge dal documento Conai Liste degli imballaggi in plastica nelle fasce contributive, in vigore dal gennaio 2022, le uniche tipologie di imballaggi da circuito domestico con una filiera di selezione e riciclo efficace e consolidata sono ancora poche tipologie di imballaggi rigidi in Pet ed Hdpe e solo a patto che rispettino alcune specifiche caratteristiche di progettazione.

Tra i criteri forniti per la classificazione dei rifiuti di imballaggio in plastica rientrano alcuni elementi che attengono a precise scelte del produttore/utilizzatore: l’utilizzo di etichette coprenti o di pigmenti bianchi o colorati opacizzanti nelle bottiglie e flaconi in Pet, per esempio, determina allo stato attuale l’impossibilità di avvio a riciclo del materiale.

Nel framework, il capitolo Upstream innovation – A guide to packaging solutions entra quindi nel merito delle soluzioni a cui ispirarsi per rendere la filiera della plastica più circolare, con particolare riguardo a imballaggi in plastica e ai prodotti in plastica monouso.

L’upstream innovation permette infatti di ripensare l’intero ciclo di vita del prodotto e di tutti i suoi componenti, in particolar modo l’imballaggio, tramite per esempio l’eliminazione diretta o innovativa: quest’ultima prevede che la funzione dell’imballaggio venga garantita in modo diverso, senza la produzione di rifiuti, per esempio tramite l’utilizzo di spray edibili in sostituzione dell’imballaggio per garantire la conservazione nel tempo dei prodotti ortofrutticoli.

Come fa la società californiana Apeel, che protegge i prodotti rallentando la perdita d’acqua e l’ossidazione che ne causano il deterioramento, mantenendoli freschi il doppio del tempo. Ciò significa che meno frutta e verdura vengono sprecate lungo tutta la catena di approvvigionamento.

Catena di approvvigionamento che si può anche ripensare riducendo i costi di trasporto e di imballaggio e garantendo la fornitura dei prodotti sotto forma di ricariche, concentrati, compresse.

Gli utenti possono beneficiare di una riduzione sul prezzo e di una più semplice gestione, considerata la riduzione di peso e di spazio dei prodotti acquistati e dei relativi rifiuti.

Tale modalità di vendita consente di fornire all’utente la possibilità di personalizzare il prodotto in base alle proprie preferenze e necessità, per esempio scegliendo il mix di ingredienti/essenze/aromi e il design del contenitore.

Le imprese possono così fidelizzare i clienti attraverso modalità ad abbonamento per la spedizione a domicilio delle ricariche, con benefici anche per l’utente sul piano della convenienza economica.

Per quanto riguarda invece il trasporto, esso impatta moltissimo sull’economicità, sulla sostenibilità e sulla Lca del prodotto. Ecco perché, ripensando anche la filiera, si può pensare di offrire un prodotto sostenibile che si allinei ai prezzi dei prodotti tradizionali, rendendoli così competitivi: esistono infatti una varietà di modelli Business-to-Business (B2B) principalmente relativi all’utilizzo di prodotti riutilizzabili per la logistica distributiva delle merci.

Il modello di economia circolare proposto da Brambles favorisce la condivisione e il riutilizzo di pallet e contenitori riutilizzabili in tutto il mondo.

In questo modo, Brambles può soddisfare le esigenze dei propri clienti e al contempo ridurre al minimo l’impatto ambientale migliorando l’efficienza e la sicurezza della supply chain, rifornendo principalmente le industrie di beni di largo consumo, di prodotti freschi e di bevande, nonché le aziende manifatturiere e al dettaglio.

La normativa e il mondo dell’innovazione stanno andando nella direzione giusta: compito di tutti adesso è quello di passare dalla teoria alla pratica, nel minor tempo possibile.

L’articolo Ridurre i rifiuti, con i nuovi modelli di riuso per le aziende e la Pa è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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