Capire come si comporteranno le nuvole in un mondo sempre più caldo è fondamentale per elaborare politiche di mitigazione e adattamento efficaci. Enea ha annunciato l’entrata in funzione di un nuovo strumento nella base in Antartide, che contribuirà a migliorare la qualità delle osservazioni sulle nubi.

Le nuvole sono, ancora oggi, uno dei principali fattori di incertezza nelle proiezioni sull’andamento delle temperature globali. I modelli faticano infatti a replicare le loro dinamiche e da decenni la comunità scientifica si sforza di mettere a punto metodologie e strumenti con cui imbrigliare questa complessità.

Non a caso, anche l’ultimo rapporto dell’Ipcc segnala che una delle sfide più grandi per la scienza del clima è proprio quella di prevedere come le nuvole si comporteranno in un mondo più caldo e se questi cambiamenti andranno ad amplificare o, al contrario, a smorzare il riscaldamento causato dall’incremento nelle concentrazioni di gas serra.

In effetti, negli anni si sono succeduti svariati studi, alcuni stimavano che i cambiamenti avrebbero avuto un effetto raffreddante, altri stimavano invece un risultato opposto: i fattori da tenere in considerazione erano svariati, dall’altezza delle nubi al loro spessore, e capire se avrebbero riflesso la radiazione solare in entrata o, al contrario, avrebbe trattenuto quella infrarossa in uscita era, ed è, molto complicato.

A oggi, pare purtroppo che lo scenario più plausibile sia il secondo e la comunità scientifica propende nel ritenere improbabile che le nuvole possano configurarsi come un feedback negativo in grado di contenere l’innalzamento delle temperature globali.

L’Ar6 dell’Ipcc stima infatti che il feedback delle nuvole sia di 0,42 watt per metro quadrato per grado di temperatura e sottolinea che le riduzioni dei margini di incertezza rispetto ai valori indicati nell’Ar5 sono riconducibili a miglioramenti nella comprensione della fisica delle nubi, al perfezionamento dei modelli climatici e a osservazioni più precise.

Proprio con l’obiettivo di acquisire nuove informazioni sulle nubi e contribuire così a migliorare la qualità dei dati a disposizione della ricerca sul clima, l’Enea ha annunciato che presso la base antartica Mario Zucchelli, una delle due basi italiane in Antartide, i ricercatori impegnati nella 37a spedizione del programma nazionale di ricerche in Antartide hanno installato un celiometro C61.

Il dispositivo è composto da un emettitore laser e da un ricevitore. Il fascio laser viene emesso verso l’alto e viene diffuso verso il basso con intensità differenti a seconda del tipo e quantità di particelle presenti nei vari strati dell’atmosfera e la luce diffusa viene catturata dal ricevitore permettendo di monitorare la copertura nuvolosa e misurare l’altezza della nube.

Rispetto agli apparecchi già installati, il dispositivo prodotto dalla finlandese Vaisala permetterà di raccogliere informazioni anche sulla fase, liquida o solida, delle particelle di acqua che compongono le nubi presenti fino a un’altezza di circa 10 chilometri.

La nuova apparecchiatura va ad aggiungersi al network osservativo, operativo ormai da 30 anni, che conta 16 stazioni meteorologiche automatiche e che genera dati che vengono utilizzati dal Global Telecommunication System (Gts), un sistema per la distribuzione dei dati meteorologici nell’ambito del progetto World Weather Watch gestito dalla World Meteorological Organization (Wmo).

Quest’ultimo dataset è di particolare importanza poiché contribuisce all’elaborazione delle previsioni meteorologiche mondiali.

L’articolo Elaborare politiche di mitigazione e adattamento efficaci, grazie alle nuvole è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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