Se dal punto di vista economico, per le Utility, il 2021 è stato un anno particolarmente positivo, lo stesso non si può certo dire per le altre aziende italiane che cominciano adesso a fare i conti con il caro energia? Cosa succederà? Nucleare e gas potranno aiutare la transizione verde?

L’anno appena concluso è stato positivo per le utility italiane e straniere: il dato è stato comunicato nel corso del Workshop dell’Osservatorio Agici Finanza d’Impresa mettendo però in rilievo che la buona prestazione è relativa, non soltanto all’andamento economico-finanziario, ma anche agli investimenti realizzati e pianificati per i prossimi anni.

Per le utility, infatti, la transizione energetica, si basa sulla garanzia di flessibilità del sistema elettrico, attraverso l’ammodernamento delle infrastrutture energetiche, l’espansione della capacità di produzione energetica dalle fonti rinnovabili e da uno sviluppo di sistemi di accumulo, di impianti Ccgt – centrali termoelettriche a ciclo combinato – ad alta efficienza e gas verdi (biometano e idrogeno verde).

Energie rinnovabili che, tuttavia, vengono prese di mira dal Governo proprio con il decreto che alloca fondi e stabilisce procedure contro il caro energia di questi ultmi mesi.

Almeno questa è l’opinione di Coordinamento Free per il quale “Si tratta di una scelta precisa: penalizzare le rinnovabili per favorire le fossili. Non si fa menzione nel decreto, infatti, né degli extra profitti dei produttori di energia elettrica che utilizzano il gas per i quali, avendo contratti di approvvigionamento a lungo termine tuttora in vigore, nei qual esistono precisi criteri di indicizzazione, è possibile calcolare con precisione l’extraprofitto, né dei produttori di gas che sono i veri beneficiari di questa esplosone del prezzo di mercato“.

Sul caro bollette e come intervenire in favore di aziende e consumatori, sta discutendo in queste ore anche Regione Emilia-Romagna che, oltre a un confronto con le associazioni dei consumatori affronterà anche il tema delle comunità energetiche.

Sono formate da enti pubblici, privati e cittadini, che acquistano energia e la usano in modo da calmierare i prezzi, condividendo gli impianti. È un sistema ancora poco diffuso, ma percorriamo ogni strada possibile per abbattere i rincari” spiega Vincenzo Paldino, presidente dell’associazione di consumatori Udicon Emilia-Romagna, all’agenzia Dire.

Ma c’è poco da fare, perché “il nostro Paese non è autonomo dal punto di vista energetico, ma sta dentro allo scacchiere internazionale. Tuttavia, si può intervenire sul costo delle bollette, che sono formate da tante voci. La quota energia ne rappresenta una parte limitata, inferiore al 50%. Per il resto si tratta di accise, oneri di sistema, tasse e Iva” conclude Paldino.

L’importante è non percorrere la strada del nucleare, come una recente consultazione della Commissione europea ha lasciato intendere – salvo poi affermare che l’opzione nucleare non è sul tavolo. Anche in seguito delle prese di posizione di diversi stati dell’Unione – Germania e Austria in primis.

Silvia Zamboni, capogruppo Europa Verde nell’assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, ha infatti affermato: “con la risoluzione che abbiamo depositato oggi, chiediamo alla Giunta dell’Emilia-Romagna di intervenire in Conferenza Stato-Regioni per chiedere al governo italiano di dire no all’inserimento di nucleare e gas metano nella tassonomia verde della Ue, una proposta che contrasta con i principi di tutela dell’ambiente alla base della tassonomia oggi in vigore e con il processo di decarbonizzazione.

La Regione deve inoltre sollecitare il Governo sia a riformulare il Piano nazionale integrato energia clima adeguandolo agli obiettivi europei, sia a mettere in sicurezza l’ex centrale nucleare di Caorso definendo il sito per il deposito delle scorie altamente radioattive“.

La pensa però diversamente la presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Roma, Carla Cappiello, che vede “il nucleare come fondamentale alternativa low carbon e non più considerata critica sul percorso verso un’Europa a impatto climatico zero entro il 2050, con l’Italia che sia pioniera di una frontiera innovativa del futuro.

La presidente degli ingegneri romani afferma quindi che “il nucleare può essere considerato un’alternativa low carbon rispetto agli altri combustibili fossili, sebbene considerato una risorsa critica negli Stati europei, Italia inclusa.

L’Europa è il più grande importatore mondiale di energia, si stima che la spesa complessiva sia di 400 miliardi di euro l’anno per l’acquisto di più della metà dell’energia consumata, il 53%.

L’Europa, quindi, dipende dal nucleare per oltre un quarto della propria energia elettrica, e più della metà dell’elettricità che deriva da fonti a basso impatto ambientale proviene dalle 128 centrali atomiche installate in 14 dei 28 Stati europei“.

Posizione che non sembra raccogliere molti altri consensi e che vede la fila dei sostenibiìtori del nucleara assottigliarsi anche all’estero: la Francia, per esempio, si dice pronta ad abbandonare la strada dell’atomo in favore di energie green ma meno rischiose e costose.

L’articolo Risolvere il caro energia, senza penalizzare le Fer e usare il nucleare è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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