Idroelettrico e transizione ecologica: un processo complesso, che coinvolge i sistemi di produzione dell’energia, la necessità di garantire l’occupazione e di tutelare la biodiversità. Una recente sentenza della Corte di cassazione sui fiumi lombardi ha indicato un percorso da seguire per contemperare queste esigenze

Anche le energie rinnovabili devono sottoporsi a standard di salvaguardia della biodiversità. Idroelettrico compreso. Con la sentenza 29299 del 2021 la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato da A2A contro Regione Lombardia e diversi altri soggetti, tra cui la Provincia di Sondrio e l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente per la Lombardia.

La suprema corte ha così confermato la validità degli atti di Regione Lombardia sul deflusso minimo vitale (cioè il deflusso che deve essere presente a valle delle captazioni idriche in un corso d’acqua naturale, al fine di mantenere vitali le condizioni di funzionalità e di qualità degli ecosistemi interessati) nei corsi d’acqua della Valtellina e della Valchiavenna.

A2A aveva impugnato i decreti 5946/2016 e 5945/2016 di Regione Lombardia, con cui, dopo sei anni di studi sperimentali sul deflusso minimo vitale, era stato quantificato in maniera precisa il livello minimo di portata necessario per tutelare fiumi e torrenti presenti in queste valli.

I valori risultanti dalla determinazione erano più rigorosi rispetto a quelli in essere nel 2009 e il ricorso intentato dalla multi-utility contestava proprio il fatto che i parametri di deflusso minimo vitale risultanti dallo studio fossero troppo restrittivi.

Si prevede infatti che in alcune prese il rilascio idrico sia inferiore al 10%, valore previsto dalla legge, mentre in altre, per prevenire il deterioramento dei corsi d’acqua, venga rilasciato un quantitativo d’acqua superiore e corrispondente al valore idrologico previsto dal Piano di tutela e uso delle acque. Inoltre, si richiede l’applicazione dei fattori correttivi eventualmente previsti.

La Corte ha altresì ribadito che è necessario individuare un deflusso minimo vitale per ogni corpo idrico, e che questa operazione deve essere effettuata tenendo conto del contesto in cui sono inseriti fiumi e torrenti.

La sentenza crea un precedente importante e ribadisce la necessità di tutelare gli ecosistemi di acqua dolce delle valli, già sotto pressione per i prelievi diffusi e l’inquinamento, fattori a cui negli ultimi anni si sono aggiunte le variazioni nei regimi delle precipitazioni provocate dai cambiamenti climatici.

Se è vero infatti che quella idroelettrica è una fonte a zero emissioni indispensabile per la transizione ecologica, vero è anche che oggi è meglio evitare di sfruttare ulteriormente risorse idriche del territorio lombardo, già abbondantemente sfruttate e puntare invece sulla manutenzione degli impianti esistenti, passaggio fondamentale per garantirne la massima efficienza.

L’articolo Idroelettrico e transizione ecologica: produrre energia tutelando occupazione e ambiente è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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