Bassi rischi a fronte della possibilità di guadagni elevati, scarsa cooperazione tra gli Stati e attività di contrasto troppo debole: sono questi i fattori che stanno alla base dell’impennata dei reati contro l’ambiente, che in tutto il mondo costituiscono una minaccia gravissima per la biodiversità. La Commissione europea ha presentato una proposta di direttiva per rendere più incisiva l’azione contro i reati a danno dell’ambiente

C’è un punto cieco nelle discussioni sulla sostenibilità: è quello dei crimini contro l’ambiente, una piaga che devasta specie ed ecosistemi e cresce in tutto il mondo a ritmi forsennati.

Secondo le stime dell’Unep e dell’Interpol, la criminalità ambientale ha infatti un tasso di crescita del 5-7% annuo, da due a tre volte superiore a quello del Pil globale e si calcola che provochi perdite comprese tra gli 80 e i 230 miliardi di euro.

L’attacco dei criminali non risparmia nessun settore: il commercio illegale di legname è uno dei principali driver della deforestazione a livello globale e i traffici di animali valgono una decina di miliardi di euro all’anno.

Il mercato nero dei rifiuti, settore in cui purtroppo il nostro Paese vanta una tradizione consolidata, pesa in Europa per 15 miliardi di euro e solo nell’area del Mediterraneo ogni anno almeno 35 milioni di uccelli vengono uccisi o catturati illegalmente.

Fatto ancora più preoccupante, tutto questo si verifica in larga misura senza che l’opinione pubblica e i decisori politici ne sappiano qualcosa.

La criminalità ambientale è infatti associata a un basso disvalore sociale, basti pensare al ruolo che hanno la caccia e la pesca abusive in alcuni contesti e quindi le sanzioni e le misure repressive sono difficili da comminare e generalmente lievi.

Inoltre, il bacino da cui attingere la manodopera per commettere i criminali ambientali è molto ampio e costa poco; al contrario, i profitti dei crimini contro l’ambiente possono essere molto elevati.

Combinati assieme, questi tre fattori hanno trasformato gli illeciti contro l’ambiente nel quarto settore criminale del mondo, dopo il traffico di droga, quello di esseri umani e la contraffazione.

Per rafforzare le attività di contrasto ai crimini ambientali, il 15 dicembre la Commissione europea ha proposto una nuova direttiva con cui rendere più efficace e coerente il quadro normativo dell’Unione e contribuire così all’attuazione del Green New Deal e della strategia sulla biodiversità al 2030.

La proposta è il risultato della valutazione della Commissione sulla direttiva 2008/99/CE sui reati ambientali. Dall’analisi, condotta tra il 2019 e il 2020, è infatti emerso che il numero di casi ambientali perseguiti con successo è stato troppo basso, che le sanzioni erano troppo lievi per costituire un deterrente efficace e che la cooperazione transfrontaliera in questo ambito era in generale insufficiente.

La proposta della Commissione indica una nuova serie di reati penali, tra cui il commercio illegale di legname, il riciclaggio illecito di navi, i prelievi illegali di acque sotterranee o di superficie, le violazioni delle norme sui prodotti chimici, in particolare di quelli che contribuiscono al riscaldamento globale, le violazioni delle disposizioni sulle specie esotiche invasive e di quelle sui requisiti delle valutazioni di impatto ambientale.

Nel caso in cui i crimini provochino morte o lesioni gravi alle persone, gli stati membri dovrebbero comminare almeno dieci anni di reclusione. Oltre al carcere, sono previste sanzioni pecuniarie e altre misure accessorie come la revoca dei permessi, l’esclusione dall’accesso ai finanziamenti e agli appalti pubblici e l’obbligo di rimediare ai danni prodotti.

La Commissione intende poi rafforzare l’efficacia degli strumenti investigativi attraverso il coordinamento, la cooperazione e la condivisione di percorsi di formazione tra gli organi inquirenti dei vari stati membri, che dovrebbero assicurare approcci coerenti con quelli dell’Unione nel suo complesso.

Questo passaggio è effettivamente centrale, se si considera che molto spesso i crimini ambientali hanno carattere transnazionale.

L’articolo Il buco nero della criminalità ambientale è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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