La startup innovativa Bluebiloba, che si occupa di silvicoltura di precisione per i boschi, ha dato vita alla piattaforma Forest Sharing, una community di propriertari di boschi.

L’Italia è il primo produttore di mobili in Europa – secondo i dati Confartigianato del 2021 – e allo stesso tempo il primo importatore di legno dalla Birmania, destinato in particolare alla cantieristica navale di lusso e, ancora, il Paese capace di mandare il tronco a essere lavorato in Austria, per poi riportarlo indietro per essere venduto.

I boschi ricoprono il 36,7% del territorio nazionale, assorbendo 290 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, secondo i dati dell’Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi forestali di Carbonio 2021.

Dallo studio di questa filiera dall’impatto ambientale molto forte e di una presenza territoriale così importante a livello nazionale, è nata la piattaforma Forest Sharing, dall’idea della startup innovativa Bluebiloba, spin off dell’Università degli Studi di Firenze, che si occupa di silvicoltura di precisione per i boschi.

Il marchio Forest Sharing è di proprietà della startup: si tratta di una community di proprietari di boschi nata per risolvere il problema della frammentazione delle particelle forestali.

A oggi si contano 11 milioni di ettari di bosco in Italia e gran parte è proprietà privata (più di 2/3). Solo il 15% è gestito in maniera attiva, il resto è abbandonato o non gestito.

La frammentazione è estrema, i lotti sono molto piccoli e risulta necessario aggregare le unità forestali e metterle a valore, non per forza produttivo: l’obiettivo è quindi la ricerca di equilibrio tra la tutela ambientale e lo sviluppo economico.

Forest Sharing è una via di mezzo tra una vetrina e una cassetta degli attrezzi. Il modello di business è simile quello di airbnb, applicato ai boschi, ma anche un luogo dove gli addetti ai lavori possono trovare degli strumenti per la gestione forestale sostenibile.

A partire da gennaio di quest’anno si sono registrati circa 500 utenti, alcuni dei quali stanno avviando, grazie alla nostra consulenza, dei veri e propri progetti per il proprio bosco – ci racconta Guido Milazzo, uno dei soci fondatori della startup e responsabile commerciale – L’iscrizione è gratuita e non vincolante finché la necessità o le aspettative del cliente per valorizzare il suo terreno incontrano la progettualità del team di Forest Sharing: si avvia così un contratto di gestione per conto dell’utente con le aziende del settore.

Noi avviamo un cosiddetto Partner Program, un contratto di rete per coinvolgere tutta la filiera, dai proprietari, alle aziende, ai consulenti e i casi di valorizzazione sono tantissimi: produzione, manutenzione, protezione tramite un disclaimer che ne riporta le caratteristiche dal punto di vista tecnico, gestionale ed economico“.

Forest Sharing e i progetti di tutela e sviluppo dei boschi

I progetti nascono dallo studio dello stato dell’arte della particella forestale e della finanza agevolata a cui poter accedere. Tendenzialmente, l’accesso alle risorse pubbliche sono per le aziende: per esempio siamo soci di Confcooperative e agli utenti, quando necessario, viene chiesto di diventare soci cooperativi conferendo come investimento il proprio terreno, così da entrare a far parte di un soggetto giuridico e poter avere accesso alle risorse – continua GuidoIn questo momento, stiamo progettando un coworking nel bosco per conto di un’azienda agricola. Se crescono le aziende agricole, il territorio cresce perchè esse sono presidio del territorio“.

Forest Sharing ha vinto il premio Comunità Forestali Sostenibili 2020, promosso da Pefc e Legambiente nella categoria Gestione Forestale Sostenibile, per aver messo la sharing economy al servizio della conoscenza del territorio e della gestione forestale.

In altri paesi quelle che svolgiamo è di competenza pubblica. Il Testo unico in materia di foreste e filiere forestali rimanda a una gestione attiva del bosco. Il punto è che mancano gli strumenti e l’aggregazione per creare economie di scala.

Non abbiamo competitor al momento e questo vuol dire che il lavoro è immenso, perché alla base c’è tanto impegno anche alla sensibilizzazione e al cambio di mentalità: il nostro team vanta diverse competenze, dall’ingegneria naturalistica all’informatica, alla progettazione, per fornire la migliore consulenza alle necessità dell’utente.

Il patrimonio boschivo funziona e vive se si lavora insieme per renderlo vivo e fruibile. La messa a terra di uno strumento a disposizione di tutti va proprio in questa direzione” conclude Guido.

Non solo condivisione, ma anche tutela ambientale, tramite un lavoro di prevenzione degli incendi e del rischio idrogeologico: un equilibrio tenuto insieme da strumenti giusti, competenze e conoscenze per la valorizzazione di un patrimonio così importante da salvaguardare.

L’articolo Forest Sharing, progetti di tutela e sviluppo dei boschi è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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