L’azienda britannica Pulsar Fusion ha testato in Svizzera il suo nuovo razzo ibrido verde, alimentato in parte con polietilene ad alta densità (Hdpe) prodotto da plastica riciclata. Il motore potrebbe presto essere usato per lanciare persone e satelliti nello spazio.

Gli abitanti della tranquilla cittadina montana di Gstaad, in Svizzera, hanno avuto il privilegio di assistere alla prova del prototipo di un nuovo razzo “green” effettuato da Pulsar Fusion potendo osservare direttamente l’impressionante effetto visivo tipico dello scarico ad alta densità e temperatura di un razzo supersonico.

Il “supersonic shock diamond” si sarebbe potuto osservare anche attraverso una tempesta di neve, tanto era forte il calore sprigionato, mentre il motore è in grado di funzionare anche in condizioni critiche.

Le velocità di scarico del motore sono state registrate a Mach 7 e la potenza generata permetterebbe di portare un piccolo razzo a un’altitudine di diverse decine di chilometri oppure di alimentare lo stadio superiore di un razzo con uno stadio booster più grande in orbita.

Il motore a razzo ibrido verde (non tossico) di Pulsar brucia protossido di azoto (N2O) e carburante in polietilene ad alta densità (Hdpe). Perché viene chiamato razzo ibrido verde? Perché il combustibile utilizzato può essere ottenuto da plastica riciclata, producendo scarichi non tossici.

Inoltre i propellenti utilizzati sono tra i più puliti disponibili per l’industria spaziale ed emettono in gran parte vapore acqueo, con un requisito energetico di produzione estremamente basso e con una delle più basse impronte di carbonio al mondo per un motore di queste dimensioni.

Si tratta di un nuovo modello che permette a Pulsar di produrre motori a razzo compatti in tempi record, con un fattore di sicurezza migliorato in quanto, grazie al design, questi motori hanno modalità di guasto relativamente migliori rispetto ai motori a propulsione liquida convenzionali.

Pulsar Fusion ha ricevuto un finanziamento dal governo britannico nel settembre 2021 per sviluppare ulteriormente i suoi motori al plasma Het (Hall Effect Thruster), capaci di velocità di scarico delle particelle di 20 km/secondo.

Questi propulsori Pulsar sono stati recentemente testati presso le strutture di Harwell dove hanno resistito a 20G di vibrazioni, simulando il lancio di un razzo.

Obiettivo finale dell’azienda è quello di produrre un motore di propulsione a ipervelocità utilizzando le tecnologie di fusione nucleare da utilizzare per i viaggi interplanetari e che, secondo i ricercatori dell’azienda, potrebbero dimezzare il tempo di viaggio dalla Terra a Marte.

Un primo prototipo è previsto per il 2025. Insomma, la ricerca spaziale diventa Sostenibile.

L’articolo La conquista dello Spazio sarà Sostenibile? è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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