La stretta del credito bancario ha innescato una corsa alla diversificazione degli strumenti con cui le aziende possono accedere a canali di finanziamento. Un mercato in forte crescita, da cui le imprese riescono a trarre importanti benefici

Le radici delle difficoltà per le aziende di accedere al credito affondano lontano nel tempo, almeno alla crisi del 2008 e la pandemia ha ulteriormente aggravato la situazione. In risposta, negli ultimi anni si è assistito allo sviluppo della cosiddetta finanza alternativa al credito bancario.

Si tratta di una realtà sempre più importante, tant’è che secondo alcuni si potrebbe addirittura parlare di finanza complementare.

Per molti aspetti si tratta di un’altra delle evoluzioni rese possibili dalla diffusione delle reti e delle tecnologie digitali, che anche in questo ambito hanno introdotto forme inedite di disintermediazione, consentendo ai soggetti che hanno bisogno di credito di bypassare gli istituti bancari e raggiungere platee molto ampie di possibili finanziatori.

Sugli sviluppi di questo settore ha fatto il punto il 4° Report sulla finanza alternativa per le Pmi, presentato nel corso dell’Alt-Finance Day organizzato da Innexta in collaborazione con School of Management del Politecnico di Milano, Camera di commercio di Milano Monza – Brianza e Lodi e Unioncamere Nazionale.

L’analisi riguarda appunto il settore delle Pmi, quelle che secondo la raccomandazione 2003/361/CE della Commissione europea hanno un organico inferiore a 250 persone (e questo è un requisito vincolante), un fatturato non superiore a 50 milioni di euro o un bilancio annuale non superiore a 43 milioni (basta uno di questi due requisiti).

Come dato complessivo, secondo il report tra luglio 2020 e giugno 2021 la finanza alternativa ha mobilitato circa 4,23 miliardi di euro, con un incremento del 58% rispetto all’anno precedente. Una crescita importante, che può essere scomposta tra le diverse forme di finanziamento individuate nello studio.

I mercati del private equity e del venture capital, quelli cioè che erogano finanziamenti con capitale di rischio che arriva da investitori professionali come fondi e business angel, sono tornati ai valori pre-Covid.

Nel periodo preso in esame si è infatti registrato un flusso di poco più di 1,2 miliardi di euro, valore che posiziona il mercato italiano parecchio indietro rispetto agli analoghi in Germania e Francia.

L’invoice trading consiste nello smobilizzo di fatture commerciali acquisite da soggetti non bancari attraverso piattaforme web. Nonostante il rallentamento registrato nel primo semestre 2021, l’utilizzo di questo strumenti ha segnato un incremento del 7,5% rispetto al 2020 e i 12 operatori censiti nell’analisi hanno mobilitato 1,24 miliardi di euro per le Pmi.

In crescita anche il mercato dei minibond, con un aumento del 17% rispetto allo scorso anno. Con minibond si intende il ricorso al mercato mobiliare per il collocamento di titoli di debito (obbligazioni e cambiali finanziarie) per importi fino non superiori a 50 milioni di euro. Al 30 giugno 2021 le Pmi non finanziarie italiane che hanno emesso minibond sono state 444, con un controvalore collocato di 455 milioni di euro.

Cresce e di parecchio, anche il crowdfunding, ovvero le diverse opportunità di raccogliere capitale su portali Internet da soggetti retail. Cominciando dall’equity crowdfunding (ovvero il collocamento di quote del capitale di rischio su portali autorizzati da Consob), si è registrata una crescita del 67% rispetto all’anno precedente, che ha portato a una raccolta di oltre 127 milioni di euro.

In particolare, fino al 30 giugno 2021, 742 aziende (in gran parte di startup innovative, ma ci sono anche altre Pmi che operano nel real estate) hanno provato a raccogliere capitale di rischio sulle 54 piattaforme Internet autorizzate e sono state 588 le campagne di raccolta effettivamente completate.

Hanno fatto registrare un vero e proprio boom le piattaforme di lending, con un incremento è del 73% rispetto all’anno scorso (considerando solo gli ultimi 6 mesi la crescita sarebbe addirittura del 338%). Il valore raccolto sulle 21 piattaforme attive è stato pari a 310,8 milioni.

Nell’edizione di quest’anno è stato considerato anche il direct lending. I dati, pur non essendo comparabili con quelli delle edizioni passate a causa di una modifica nel campione rilevato, hanno comunque evidenziato un trend positivo, con una crescita raddoppiata rispetto al primo semestre 2020 e quantificabile in più di 570 milioni di euro.

Cresce anche la raccolta effettuata dalle Pmi sul mercato borsistico, in particolare su Euronext Growth Milan. A fine giugno 2021 risultavano 146 società quotate, con una raccolta pari 237,9 milioni di euro, più 66% rispetto al periodo precedente.

Non sono state invece registrate operazioni significative da parte di operatori italiani nell’ambito delle Ico (Initial Coin Offerings), cioè il collocamento di token digitali e in generale di crypto-asset su Internet grazie alla tecnologia della blockchain.

Hanno invede iniziato a diffondersi i collocamenti di Nft (Non Fungible Token, cioè contenuti digitali legati a una blockchain, particolari poiché ogni Nft è unico e diverso dagli altri, cosa che lo rende non mutualmente interscambiabile), quantomeno in ambito industriale.

Il rapporto presenta una serie di aziende che operano in una varietà di settori – l’elenco è davvero lungo e comprende tra le altre imprese del vinicolo, altre che producono macchine per lavorazioni meccaniche di precisione, carpenteria leggera e pesante, che realizzano infrastrutture per la ricarica elettrica o skiwear ecosostenibile, che stampano e ricamano su tessuti e oggetti, producono pasta, che sviluppano piattaforme digitali dedicate al fitness o operano nel settore della riforestazione – e che, grazie alla finanza alternativa, sono riuscite a incrementare la propria competitività.

Inoltre, sono riuscite a diversificare le proprie fonti, a migliorare la propria visibilità sul mercato e la propria capacità di innovazione.

L’articolo Finanza alternativa, per molte aziende indispensabile è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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