E se son fiori fioriranno. Poi però, ovviamente, sfioriranno, ma non per forza. A dare “una seconda chance” alle essenze floreali è Mixcycling, prima solo marchio e ora anche startup, che ha il pallino di creare polimeri dai fiori.

Test molto positivi, tant’è che ci sono già dei prototipi, che hanno come base lavanda e camomilla.

Il processo di lavorazione degli scarti prevede cinque fasi:

selezione delle fibre vegetali
macinazione delle fibre attraverso un molino
produzione di polveri/granine a diversa granulometria
sanificazione e attivazione delle fibre mediante trattamento brevettato Ntp (non-thermal plasma) technology, che sanifica la fibra vegetale da agenti microbici e aumenta l’adesione tra fibra e polimero carrier
le fibre vengono infine miscelate a un polimero termoplastico convenzionale, riciclato, biobased o biodegradabile

Per questa nuova puntata della rubrica Pink&Green, la parola alle donne dell’economia circolare, abbiamo chiacchierato con Sofia Lanfranconi, communication & sustainability specialist.

Ecco i segreti che ci ha svelato direttamente dai laboratori di questa startup innovativa.

Insomma, all’appello Mixcycling chiama sia gli agricoltori, che nella catena del valore dell’economia circolare hanno un ruolo sempre più importante, sia i designer che devono impratichirsi con nuovi polimeri ad alto valore ecologico.

Il team di questa biotech innovativa sta in mezzo e promette di consegnare una soluzione profumata adatta a molti tipi di packaging.

La fantasia premierà sicuramente questa ricerca innovativa che vede la collaborazione di Luca Schiesari, innovation manager di Mixcycling e Cristian Titotto a cui è affidata la ricerca e sviluppo.

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L’articolo Quel polimero che nasce dai fiori è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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