Una linea di prodotti cosmetici che non solo racchiude in sé il concetto di sostenibilità, ma che racconta anche la storia di un territorio, il Piemonte, e la valorizzazione di un’intera filiera, quella agricola.

Lorenzo Piccolo ha 26 anni e si definisce imprenditore di matrice agricola. Ha fondato nel 2016 la sua azienda agricola recuperando i terreni abbandonati del nonno, ai piedi del Monviso, in provincia di Cuneo, focalizzandosi su un concetto in particolare: ridare valore alla frutta definita di seconda scelta, cioè con difetti estetici e non organolettici.

Nel 2019, la svolta. Nasce un’idea imprenditoriale che diventa pilot di un programma europeo Interreg, grazie anche alla partnership con l’Environment Park di Torino.

Nasce così Vortex, startup innovativa a vocazione sociale, che gestisce il brand cosmetico Ant Care, che offre prodotti naturali dai sottoprodotti della lavorazione della mela, dalle bucce e dai semi.

Vortex agisce infatti sul recupero del sottoprodotto del processo di produzione dei succhi di mela, dove la sansa che viene prodotta normalmente viene utilizzata come ammendante per i terreni agricoli o come mangime animale.

La mela, tradizionalmente, viene spremuta a freddo e il filtro a maglia permette il passaggio solo del succo. Quello che rimane per dimensione sono le bucce, pochissima polpa e i semi. La startup ha ideato un processo che trasforma la sansa in un ingrediente stabile e idrosolubile, mantenendone le proprietà intrinseche.

Questo nuovo processo, che porta alla creazione di prodotti cosmetici, intende ridare valore alla catena agricola, da un lato molto bistrattata, dall’altro lato sotto la pressione di una richiesta di perfezione sempre più alta da parte del consumatore, che non compra una mela se ha un minimo graffio – racconta LorenzoIl cambiamento deve venire soprattutto da una nuova sensibilizzazione. E il nostro prodotto intende lavorare proprio su questo cambio di mentalità, offrendo un prodotto proveniente da un processo sostenibile, che ridia nuova vita allo scarto di pasta di mele e che sia alimentato da fonti alternative“.

L’idea è nata coltivando antiche varietà di mela con il presidio Slow Food, appurandone la ricchezza di peptine, fibre e anti-ossidanti, grazie alle analisi microbiologiche – continua il co-fondatore di Ant Care – Ci siamo poi chiesti cosa potessimo fare di tutto il sottoprodotto e abbiamo iniziato a fare tantissimi test, partendo dalla pasticceria, fino al mondo della cosmetica, e questo approdo di successo è anche frutto di una collaborazione virtuosa con il mio socio fondatore, Simone Piccolo“.

Simone è sustainability manager della Reynaldi Cosmetica, azienda produttrice conto terzi di cosmetici naturali, fondata dalla nonna.

Il progetto è piaciuto subito e abbiamo scommesso per vedere se il mercato fosse pronto. Il settore cosmetico a oggi è saturo, vede infatti la nascita di nuovi brand settimanalmente – spiega Simone PiccoloCi siamo chiesti come potesse emergere il nostro valore e ci siamo risposti avviando un progetto interamente incentrato sulla sostenibilità, dalla materia prima alla supply chain: ogni fornitore infatti, oltre che fornirci un servizio di qualità, deve avere un impatto ambientale positivo. La riprova è sulla crema viso: i nostri consumatori potranno vedere e sentire i puntini della pasta di mele, vedere un colore torpido, non latteo come molte creme commerciali. Da noi l’imperfezione è simbolo di naturalità“.

Dopo un anno e mezzo di lavoro, il team ha strutturato la prima linea beauty routine, composta da una crema, un siero, un detergente e una maschera, venduta sull’e-commerce e in store offline selezionati in base alla condivisione di valore e di visione del fare impresa in maniera sostenibile.

Ant Care ha infatti scelto fornitori locali per ridurre l’impatto ambientale dei trasporti, ma anche per valorizzare i prodotti e i produttori del territorio.

Gli ingredienti della linea di prodotti sono lavorati utilizzando energie sostenibili per ridurre al massimo ogni impatto (energia impiegata, CO2 emessa, H2O impiegata).

Ant Care ha a cuore anche la sostenibilità sociale. Il brand offre infatti a ragazzi appartenenti a categorie svantaggiate della cooperativa sociale Dalla stessa parte opportunità lavorative solide, in un ambiente sano e sicuro.

Lorenzo e Simone hanno inoltre ideato il progetto Tree-Fair, con l’obiettivo di azzerare gli impatti, anche della stessa Ant Care, tramite la compensazione.

All’inizio abbiamo pensato alla piantumazione di alberi – raccontano entrambi i soci – piano piano, grazie anche a partner come l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, siamo andati a rifinire il progetto. I boschi, in realtà, in Italia, crescono perché molti terreni agricoli vengono abbandonati. Noi andiamo quindi ad agire sulla loro gestione. L’anidride carbonica che il bosco assolve viene trasformata in crediti di carbonio che le aziende possono utilizzare per raggiungere la decarbonizzazione. La startup fornisce strumenti per l’accompagnamento all’impatto zero, anche tramite green marketing e storytelling di best practice“.

Una startup e un progetto ambizioso, esempio virtuoso di come oggi le idee dei giovani possano fornire al mercato un prodotto che sia anche un’esperienza di piena circolarità a impatto zero.

L’articolo Dalle bucce delle mele nasce la cosmetica naturale di Ant Care è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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