Corsa contro il tempo per salvare la laguna veneta con i finanziamenti del Green Deal

Gli effetti dei cambiamenti climatici sulle città costiere – Venezia in primis – saranno devastanti se non si interviene… WaterLands, un insieme di ricerca, ecologia ed economia, è un progetto salva-laguna.

Venezia, la città bella e romantica che sembra avere il destino segnato. I segnali sono evidenti e gli effetti, se non si porrà rimedio, saranno inarrestabili e devastanti.

La laguna pare destinata alla rapida ingressione marina. Il livello del mare sta salendo, sommergendo rapidamente i tratti di costa, causando così gravi danni ambientali e socio-economici.

Il fenomeno dell’acqua alta, caratteristico della città lagunare che a suo modo affascina i turisti, oramai è cosa estremamente seria e sempre più al centro degli studi scientifici, legati alle questioni ambientali.

Ma anche l’impatto dell’urbanizzazione e dell’erosione dovuta alla navigazione, sono aspetti non trascurabili e che si ripercuotono sulla laguna e sulla relativa perdita di biodiversità, carenza di acqua e di cibo.

Occorre mettere in atto strategie e azioni integrate di prevenzione, mitigazione e adattamento che consentano il recupero dell’integrità ecologica. Sicurezza idraulica e rinaturalizzazione non devono essere considerate in conflitto: occorre investire sulla naturalità per avere più sicurezza.

La laguna veneta è la più estesa zona umida costiera italiana con i suoi oltre 500 km2, di cui oltre il 60% è costituito da acqua, l’8% dalla città di Venezia e molte isole minori e il resto da barene e velme.

L’Europa, che vede già una perdita del 90% di queste zone in tutto il continente, ha un occhio di riguardo per le esigenze di Venezia, considerando il caso di questa città come un’opportunità di studio cui dedicare la massima attenzione.

Arrivano infatti da Bruxelles gli oltre 23 milioni di euro che saranno necessari al team internazionale di WaterLands (water-based solutions for carbon storage, people and wilderness), progetto finanziato da Horizon 2020 – cambiamenti sociali (bando H2020-Lc-Gd-2020-3), nell’ambito del Green Deal europeo per trovare delle concrete soluzioni per potenziare il ripristino delle zone umide europee, tra le quale anche proprio la laguna.

Fattori socio-economici, associati a un poco efficace coinvolgimento dei territori, mancanza di adeguati finanziamenti e di best practice, in particolare sul recupero di queste zone così peculiari, sono gli aspetti problematici rilevati e condivisi dalla partnership internazionale di ricercatori, che li ha portati poi a candidare il progetto per trovare delle concrete risposte, puntando dritti verso una celere rigenerazione.

WaterLands, il progetto salva-laguna

È stato tra i 25 progetti per il settore della ricerca applicata ai cambiamenti sociali, meritevoli di particolare attenzione e dunque finanziati da Bruxelles, tra gli oltre 1.500 progetti candidati al bando europeo a tema Green Deal.

WaterLands, un insieme di ricerca, ecologia ed economia, tutto in uno: questo è il progetto salva-laguna e altri siti europei con caratteristiche simili tra Irlanda, Belgio, Bulgaria, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Spagna, Svezia e Regno Unito.

Da un lato l’aspetto tecnico – ripristinare gli eco-sistemi naturali lagunari – dall’altro quello comunicativo per sensibilizzare le istituzioni, le imprese e cittadini.

Sono i due volti di WaterLands, che avrà il suo taglio del nastro a dicembre e che sarà coordinato dallo University College di Dublino (Ucd) e vedrà la collaborazione di 31 partner di 14 differenti Paesi, tra cui l’Italia, con l’Università Ca’ Foscari di Venezia che avrà a disposizione, parte del finanziamento, oltre 500mila euro per seguire in particolare gli aspetti di quella che è la finanza sostenibile, il rapporto costi-benefici e costi-efficienza delle azioni del progetto.

We are here Venice è invece la Ong che metterà a frutto gli oltre 1.600mila euro, corrispondenti alla quota di finanziamento che le sarà affidata, attraverso la quale dovrà occuparsi delle implicazioni ecologiche del progetto scientifico.

Si parte a dicembre con il ripristino di una porzione di barena della laguna di Venezia, che rappresenta un piccolo paradiso per molte specie di uccelli e per un raro eco-sistema di piante resistenti all’ambiente salino.

Favorire la biodiversità e aiutare l’ambiente contro l’inquinamento, due elementi chiave degli interventi del progetto, in programma per i prossimi 5 anni, cioè quelli della sua durata fino a novembre 2026: preservare, per ciò che è possibile e ripristinare, dove è altrettanto possibile, dato che nelle zone umide vive e si riproduce il 40% delle specie viventi.

Queste ultime, sono le stesse che poi devono catturano anidride carbonica, rimuovere gli inquinanti e proteggere anche dalle inondazioni.

Il virtuosismo di WaterLands sta nell’avere colto nel segno i bisogni del territorio lagunare e di voler puntare a un cambio di rotta delle conseguenze dei cambiamenti ambientali e climatici in corso.

E gli effetti benefici, a tutti i livelli, li vedranno anche i cittadini, dato che saranno coinvolti in una sorta di co-progettazione territoriale, dando quindi al progetto una veste locale e sostenibile sia da un punto di vista ambientale, sia da quello socio-economico.

Si arriverà, infatti, anche all’identificazione di modelli di business, a nuove forme di incentivi economici più sostenibili per tutte le zone umide interessate dal progetto pilota.

Saranno sviluppati indicatori di processo, per consentire la valutazione continua del successo del ripristino in termini di servizi eco-sistemici, di integrazione socio-economica e di sostenibilità finanziaria, per garantire un ripristino su larga scala che catalizzi la scalabilità del progetto nel lungo periodo.

Tra gli interventi, la selezione di quelle attività, anche di tipo produttivo, che sarà possibile continuare a svolgere in virtù del loro basso impatto sugli eco-sistemi acquatici e marino-costieri, con l’impegno di individuare soluzioni alternative, intrinsecamente caratterizzate da una maggiore eco-compatibilità.

Indispensabile è pertanto l’approccio mirato del progetto, all’integrazione di politiche territoriali e ambientali capaci di dispiegare delle azioni di tutela e di recupero della funzionalità ecologica.

La partecipazione pubblica è un elemento cardine per lo sviluppo del progetto, per aumentare le probabilità di successo. Una partecipazione che, secondo la traccia segnata dal progetto, dovrà essere costante e mirata a informare gli amministratori pubblici delle aree coinvolte e i cittadini, sui rischi ma anche sui valori del territorio, sui contenuti e sulle finalità delle strategie, delle politiche e dei piani di tutela ambientale che saranno proposti e messi in campo.

Per maggiori informazioni:

Link ufficiale al progetto
Link ufficiale al capofila del progetto

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