Il webtalk organizzato in tema di Restarter Riparare è un diritto ha riscosso successo tra i lettori di greenplanner.it: segno che la voglia di non buttare c’è. Ecco la voce dei professionisti della riparazione

Riparare e riutilizzare sono le nuove tendenze cui dobbiamo avvicinarci. L’ottica è quella di uscire dalle logiche dell’obsolescenza programmata, ma anche di salvaguardare oggetti prodotti che abbiamo acquistato dando valore economico e affettivo.

Proprio in merito alle tematiche di riparabilità che il webtalk Riparare è un diritto ha inteso porre l’attenzione. Dall’eco-design agli apparecchi digitali, dalla moda alle botteghe artigianali fino alle biciclette: tanti gli argomenti toccati in corso d’opera.

Organizzato e moderato da M. Cristina Ceresa – direttrice di GreenPlanner – il convegno, tenutosi in GreenParlor (sede di Edizioni Green Planner) ha riscosso notevole interesse. E i messaggi giunti in redazione post evento lo confermano.

Come quello di Green Growth Generation: “Ci tenevamo a scrivervi per farvi i nostri complimenti per il webtalk. Io e Gabriella ci troviamo d’accordo nel dire che è stato un incontro pieno di interventi di qualità, che ci ha dato spunti molto interessanti da applicare alla nostra vita privata e alle nostre abitudini quotidiane e ci ha fatto scoprire realtà virtuose che non conoscevamo“.

Tra i tanti ascoltatori (i canali social con cui abbiamo trasmesso il webtalk hanno registrato 540 visualizzazioni, 45 le classi scolastiche che hanno fatto partecipare in contemporanea 949 studenti) anche diversi Restarter/Repair Café che hanno dato riscontro positivo all’evento.

Di questi argomenti ce n’è un gran bisogno di parlare e attuare, financo farne diventare una professione, di sicuro un hobby. A volte con ricadute sul collezionismo. Di certo è importante fare retrofit nel caso i macchinari antichi si dimostrassero inquinanti. Ma anche in questo caso c’è tanto spazio alla manutenzione.

Il contest della riparazione: tenetevi pronti

È per questo che GreenPlanner.it – proprio in occasione del webtalk – ha lanciato un contest. In occasione della Giornata dedicata alla terra (22 aprile) i riparatori potranno partecipare a una gara di riparazione. Le modalità di iscrizione saranno pubblicate online.

Riparare non è solo un gesto economico, ma anche ambientale come più volte abbiamo sottolineato. Dal webtalk è emerso con forza come in fase di acquisto non vada solo analizzato il prezzo ma anche l’indice di riparabilità del prodotto.

Indice e diritto di riparabilità

“L’eco-design – ha spiegato Francesco Cara, docente di Ecodesign allo Ied di Milano e co-fondatore di Restarter di Milano – vuole far sì che il ciclo di vita dei prodotti sia più lungo possibile: produrre oggetti che durano ha un valore sia in sé sia per ciò che riguarda il bilancio di sostenibilità“.

Quando si acquista un oggetto, infatti, è necessario soffermarsi oltre che sul prezzo anche sul suo indice di riparabilità: un oggetto costa di più se può durare più a lungo ed essere rimesso in circolo.

Sono sempre di più le aziende che cercano di seguire la strada dell’economia circolare e che si allenano a riparare e a creare oggetti più longevi possibile. Ma come capire le possibilità di riparazione di un oggetto?

Noi chiediamo che gli oggetti siano facilmente smontabili, che non ci sia colla per assemblarli o cacciaviti, che ci sia una documentazione completa per poter effettuare la riparazione necessaria e che i pezzi di ricambio non siano più costosi di quelli nuovi“.

Il 2021 è stato un anno straordinario per noi riparatori. Il primo gennaio in Francia è stato introdotto l’indice di riparabilità e quindi, ora, per legge tutti i fabbricanti di alcune categorie di apparecchi come smartphone, computer, schermi, frigoriferi devono indicare il livello di facilità, in una scala compresa tra 0 e 10, per la riparazione dei loro prodotti“.

In marzo è stata introdotta in Europa la normativa di ecodesign, in base alla quale è richiesto che i nuovi prodotti, appartenenti a certe classi, devono essere facilmente riparabili.

E ancora in maggio, il presidente degli Stati Uniti Biden ha chiesto all’antitrust americana di agire per togliere il monopolio dei canoni dei fabbricanti sulla riparazione.

Il monopolio – aggiunge Carasignifica che la documentazione non è resa disponibile e che i pezzi di ricambio sono eccessivamente costosi“.

Ma siamo pronti a riparare?

I cittadini europei sembrerebbero pronti a riparare il vecchio anziché acquistare il nuovo: secondo Eurobarometro, il 77% degli europei è pronto al cambiamento e considera la riparazione come opzionabile, prima di un nuovo acquisto e il 79% degli europei pensa che i produttori di dispositivi digitali dovrebbero essere obbligati a rendere più facile la sostituzione delle componenti rotte.

La riparazione si radica  tra i cittadini

Oltre Oceano ma anche in Europa sono nati dei movimenti sensibili al tema, in particolare in riferimento al principio dell’obsolescenza programmata, secondo la quale le aziende di produzione, stimolano i consumatori ad acquistare e sostituire celermente i prodotti, in particolare quelli tecnologici.

La società civile si muove, quindi, consapevole dell’urgente necessità di divulgare la cultura della riparazione, contro l’obsolescenza programmata dei prodotti, a favore del riutilizzo consapevole degli oggetti tecnologici.

Repair.eu (di cui i Restarter italiani fanno parte) è una community di sostenitori europei sul tema della riparabilità. Rappresentano gruppi di riparazione, operatori economico-sociali e cittadini impegnati nel difendere il diritto alla riparazione.

Arrivare a consumare meno risorse ed evitare quindi la moltiplicazione dei rifiuti elettronici. Gli scarti elettrici ed elettronici sono le categoria di rifiuti che crescono più rapidamente a livello mondiale e in Europa nel 2017 sono stati in media circa 20 kg a testa.

Secondo il report pubblicato a settembre 2019 dall’European Environmental Bureau, estendere di 1 anno, a livello europeo, la durata di vita delle lavatrici, dei computer portatili, degli aspirapolvere e degli smartphone, farebbe risparmiare 4 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno, fino al 2030.

Come se, per 1 anno, non circolassero sulle strade, oltre 2 milioni di auto. A giugno 2020 l’Agenzia europea per l’Ambiente, ha messo a confronto l’aspettativa della durata e la reale durata di una serie di apparecchi elettronici, rilevando come la prima sia maggiore rispetto alla seconda, di almeno 2 anni e 3 mesi.

Per gli  smartphone si arriva a 3 anni e 4 mesi. Questi ultimi rientrano tra le priorità delle misure messe in campo da Bruxelles, per rendere più facilmente riparabili e duraturi i prodotti elettronici e rafforzare il ruolo del consumatore.

Quindi un cittadino, al momento dell’acquisto dovrebbe poter sapere la durata prevista del prodotto e le possibilità di riparazione. Dall’inizio del 2021 è previsto, infatti, che elettrodomestici come smartphone, tv e pc portatili, siano accompagnati da un punteggio di riparabilità, calcolato tenendo conto del prezzo, della disponibilità dei pezzi di ricambio e dell’accesso alle informazioni per la riparazione.

Entro il 2024 la lista degli apparecchi elettronici sarà ampliata, come anche l’indicatore di longevità. Nell’ambito del suo Piano d’azione per l’economia circolare, Bruxelles vuole intervenire su tre aspetti: progettazione più sostenibile, processi di produzione più attenti all’ambiente, ma soprattutto un ruolo più partecipativo dei consumatori.

Cittadini e imprese uniti, quindi, dal comune obiettivo dello sviluppo di una maggiore economia circolare, attraverso il riutilizzo, la riparazione e il riciclaggio dei prodotti. E se poi una mano arriva anche dai finanziamenti europei è ancora meglio.

In Austria, l’Associazione per la gestione dei rifiuti del Tirolo, promuove la riduzione dei rifiuti, attraverso il progetto Surface (Smart Urban Re-Use Flagship Alliances in Central Europe) finanziato dall’Europa con oltre 2 milioni di euro, nell’ambito del programma europeo Interreg Central Europe.

Un parco del riuso intelligente, una rete di servizi locali, strumenti digitali, officine di riparazione e laboratori per il riutilizzo creativo, dove è possibile far riparare articoli ed elettrodomestici, invece di acquistarne di nuovi.

Una piattaforma digitale di supporto, Noamol.at, operativa dal 2019, è lo spazio virtuale in cui le organizzazioni, gli enti pubblici e le startup, come anche i cittadini, possono condividere consigli e suggerimenti su come vivere in modo più rispettoso nei confronti dell’ambiente.

Il sito fa anche da vetrina per gli eventi sulla sostenibilità organizzati a livello locale. L’aspetto innovativo di collaborazione anche con un influencer locale, ha permesso la conoscenza diffusa del progetto, raggiungendo virtualmente circa 700mila persone, ottenendo così un’ulteriore incremento dell’adesione alla causa della riparazione, del riutilizzo e del riciclaggio dei prodotti.

Il progetto Surface riunisce 10 partner di 9 paesi europei che hanno replicato la creazione dei parchi ecologici pilota in Germania, Polonia, Ungheria e in anche Italia, a Vicenza, con la Cooperativa sociale Insieme.

Progetti come questo, saranno sempre più interessati dai finanziamenti europei. Nel prossimo decennio saranno, infatti, mobilitati almeno 1.000 miliardi di euro a favore della sostenibilità e la finanza sostenibile verrà posta al centro del sistema finanziario europeo.

In campo sono già disponibili i 750 miliardi di euro del Fondo per la ripresa e la resilienza, per uscire dalla crisi pandemica e ricostruire un’Europa più verde, più sostenibile e più resiliente. Un passo in avanti verso un’Europa più consapevolmente green.

(ha collaborato Ada Illarici)

L’articolo Siamo pronti a riparare, ricreare e riutilizzare: ecco come e perché è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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