La biodiversità dell’Adriatico è in pericolo: ecco in che modo il progetto europeo Change We Care interviene per salvarla, individuando e realizzando misure sostenibili

Cosa hanno in comune le coste adriatiche tra Italia e Croazia? La necessità di aumentarne la resilienza ai cambiamenti climatici!

La biodiversità è a rischio, lo stato di salute dell’ecosistema marino adriatico è sotto la lente di ricercatori, amministrazioni pubbliche e cittadini che non vogliono perdere questo bene prezioso.

Gli effetti dei cambiamenti climatici lasciano prevedere delle conseguenze di disequilibrio sia per l’ambiente, sia per gli esseri umani. Vanno individuate e realizzate presto delle misure sostenibili.

Diversamente, si rischia un deserto marino, causato non solo dall’overfishing, ma anche dagli inquinanti e dall’aggressione dei cambiamenti climatici. Ne è convinto anche il team degli undici partner italo-croati che sta lavorando a Change We Care, il progetto europeo di coesione territoriale Climate cHallenges on coAstal and traNsitional chanGing arEas: WEaving a Cross-Adriatic Response con capofila il Cnr Ismar (Istituto di Scienze Marine) di Venezia, che terminerà a dicembre 2021.

Conoscere, monitorare e risolvere, le tre componenti che hanno portato l’Europa a finanziare il progetto con 2.700.780 euro del programma Interreg V-A-Italia-Croazia, di cui 2.295.663 euro del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (Fesr), dimostrando che si può fare bene all’ambiente, anche attraverso l’uso consapevole dei fondi europei.

Change We Care: l’Adriatico è osservato speciale

Entro la fine del 21esimo secolo si prevede un innalzamento del livello del mare che potrebbe raggiungere i 40-75 cm, fino ad arrivare a oltre 1 metro, come segnalano gli studi presentati durante la conferenza finale di Change We Care, organizzata dal Cnr Ismar e dai partner di progetto.

Non c’è molto tempo, bisogna intervenire. Cinque i siti pilota presi in esame, di cui due in Italia: Delta del Fiume Po, tra la Regione Veneto e l’Emilia Romagna e il Banco della Mula di Muggia, in Friuli Venezia Giulia e tre in Croazia: il Lago di Vransko, la Baia di Kaštela e il fiume Jadro e il Delta del fiume Neretva.

Luoghi rappresentativi delle diverse tipologie di aree costiere adriatiche, sui quali sono applicate le conoscenze tecniche sullo stato ambientale e conservativo attuale e sulla possibile loro evoluzione, a causa delle particolari problematiche, dovute agli effetti negativi che i cambiamenti climatici determinano nella biodiversità delle zone costiere.

Ambienti naturali dalle molteplici peculiarità, caratterizzati da realtà socio-economiche, ambientali, strutturali e infrastrutturale complesse e delicate allo stesso tempo, che richiedono l’individuazione di buone prassi e strategie adattative per uno sviluppo più sostenibile.

Gli interessi socio-economici nell’area dell’Adriatico sono connessi con la salvaguardia del mare e della biodiversità e quindi è fondamentale conoscere e monitorare gli effetti dei cambiamenti climatici e riuscire a pianificare le necessarie misure di mitigazione e adattamento.

Analizzare i rischi nelle aree costiere e di transizione, per una migliore comprensione dell’impatto dei cambiamenti climatici sui regimi idrici, sull’intrusione salina, sul turismo, sulla biodiversità e sugli ecosistemi agricoli che interessano l’area di cooperazione e che hanno delle rilevanti ripercussioni oltre che sulla flora e fauna locale, anche sulla popolazione di quei territori.

La risposta arriva da un lavoro partecipato

I problemi del mare coinvolgono anche i cittadini. La ricetta salva Adriatico ha alla base, conoscenze più ampie e più accessibili a disposizione degli scienziati e dei ricercatori, delle autorità politiche e degli operatori dell’area di cooperazione, ma anche la sensibilizzazione dei cittadini sugli impatti del cambiamento climatico e sulla pianificazione di possibili misure di adattamento, per lo sviluppo di possibili risposte condivise con i territori.

A questo si associa una necessaria e più accurata valutazione prognostica dell’evoluzione dei sistemi costieri e di transizione nell’ambito degli scenari di cambiamento climatico e lo sviluppo di criteri condivisi di pianificazione dell’adattamento al cambiamento.

Lo studio del territorio e delle tendenze evolutive sulla biodiversità, sull’uso del suolo e sulle attività economiche, come pesca, turismo e agricoltura, sono tra gli obiettivi del progetto.

L’approccio è innovativo nella sua metodologia, in quanto basato sulla costituzione e condivisione di conoscenze coordinate tra diversi attori e la definizione, basata sulle sperimentazioni nei siti pilota, di misure di adattamento, flessibili e trasferibili, per affrontare la variabilità delle caratteristiche del paesaggio costiero.

L’identificazione delle criticità legate ai cambiamenti climatici, vengono colte da differenti punti di osservazione, da un lato quelli scientifici e dall’altro quelli degli enti pubblici, degli operatori turistici, delle istituzioni scolastiche, dei giovani, delle associazioni ambientaliste e di categoria, dei molluschicoltori e dei pescatori.

Tutti sono parte integrante dello sviluppo del progetto, in quanto soggetti che vivono e lavorano in quei luoghi e cercano quindi una risposta comune ai bisogni di salvaguardia ambientale di quei territori.

Per fare questo, la necessità del coinvolgimento diretto e partecipato attraverso i dibattiti locali, che hanno permesso di raccogliere suggerimenti e opinioni utili per la successiva definizione di strategie di risposta agli effetti del cambiamento climatico e la futura elaborazione e stesura delle linee guida dei Piani di Adattamento e mitigazione Climatico, specifici per le cinque aree pilota.

L’ambizioso destino di Change We Care è di proseguire anche oltre dicembre 2021, essere sostenibile, quindi, anche da un punto di vista temporale e arrivare a costruire un ponte ideale tra un dataset e strumenti concreti, secondo un ordine di priorità delle criticità riscontrate, individuando poi delle buone pratiche e possibili soluzioni condivise.

Arrivare a sviluppare delle metodologie per una comune risposta, tra gli amministratori e i tecnici, ai problemi causati dagli eventi climatici avversi, per evitare il rischio di indisponibilità di acqua potabile, irrigua e ripercussioni anche per la produttività dell’itticoltura.

Pianificazioni integrate e condivise che affrontino gli impatti fisici, geomorfologici, ecologici, socio-economici e agro-sistemici e che definiscano precise misure di adattamento per le aree costiere adriatiche vulnerabili, di cui beneficeranno oltre 10 milioni di abitanti.

L’articolo Change We Care, un progetto per salvare la biodiversità dell’Adriatico è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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