Due ricerche avviate, una in Romagna e l’altra sull’intero territorio nazionale, affrontano la questione lavoro post-pandemia. Il tasso di disoccupazione è alto, ma diverse sono le professioni che stanno per nascere

Sono 2.800 le persone che le Cooperative Legacoop Romagna prevedono di assumere nell’imminente 2022. Il 60% nella provincia di Ravenna, il 15% in provincia di Forlì Cesena e il 25% nell’area di Rimini.

Un numero alto dovuto da una parte al ricambio generazionale, dall’altro a un’espansione dell’attività aziendale in circa 4 casi su 10. I dati emergono dalla ricerca avviata nell’ambito della prima edizione dell’Osservatorio sulle esigenze di personale nelle cooperative romagnole, presentato a Ravenna nel corso dell’assemblea Federcoop Romagna.

Lo studio ha voluto affrontare la questione pandemia-lavoro-futuro, tema oggi necessario per comprendere le esigenze del mercato attuali e prossime.

Dall’analisi effettuata si evince che i settori più richiesti, per ciò che riguarda il territorio romagnolo, sono i servizi e la filiera sanitaria (rispettivamente 23,9% e 19%) a cui fanno seguito il commercio e il turismo (18,7%) e l’agroalimentare (11,9%).

Scendendo sotto una percentuale del 10% troviamo invece mobilità e logistica (7,8%), costruzioni e infrastrutture (6,3%) e le altre filiere industriali (3,3%).

Ma quali saranno le professioni più richieste nel prossimo futuro sull’intero territorio nazionale? E soprattutto, su quali aspetti le scuole e le università dovranno aggiornarsi per offrire ai ragazzi le competenze adeguate al nuovo mondo lavorativo?

Vediamolo insieme…

La crisi economica mondiale e l’offerta occupazionale

La pandemia, oltre ad aver cambiato le nostre abitudini lavorative e non, ha messo a dura prova un gran numero di settori, generando una crisi a livello mondiale.

Un recente studio, condotto da Alteredu – polo formativo che offre corsi di specializzazione – e pubblicato su un ebook, si è servito di un modello econometrico multisettoriale e ha fornito delle previsioni sul fabbisogno occupazionale in un orizzonte di tempo che copre gli anni 2020-2024.

Vero è che fare previsioni occupazionali in un simile contesto non è semplice: lo studio in questione ci fornirà una serie di dati circa la nostra situazione attuale per poi individuare, successivamente, le professioni future più richieste.

Se prendiamo in considerazione alcune stime preliminari dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), la crisi causata dall’emergenza Covid-19 potrebbe determinare una enorme mancanza di lavoro, raggiugendo un picco di 25 milioni di disoccupati.

In risposta all’emergenza, l’Oil – che prevede una condizione di povertà compresa tra 8,8 e 35 milioni di persone – ha proposto una strategia di azione basata su quattro punti.

Prima di tutto, leggiamo sull’ebook, “sarebbe fondamentale sostenere l’economia e il lavoro attraverso una politica fiscale e monetaria espansiva, accompagnata da sostegno finanziario e prestiti a settori specifici“.

In secondo luogo, sarebbe necessario “il supporto alle imprese e ai redditi e ancora la tutela di lavoratori e lavoratrici, prevenendo la discriminazione e l’esclusione, espandendo l’accesso alle ferie retribuite, adattando l’organizzazione del lavoro e fornendo accesso alla salute per tutti“.

Infine, bisognerebbe, secondo l’Oil, “trovare soluzioni idonee al dialogo sociale. Questo significherebbe non solo rafforzare le capacità dei governi ma anche le resilienze delle organizzazioni dei datori di lavoro e dei sindacati“.

Partire da questi dati e analizzare le strategie più adeguate per combattere la crisi, è fondamentale per permettere a studenti e a professionisti di effettuare scelte formative corrette.

Lo sviluppo di professioni nel futuro

L’emergenza sanitaria ha impattato notevolmente sulle nostre vite lavorative. Tuttavia, così come ha determinato il crollo di molti settori, allo stesso tempo ne ha visti nascere molti altri.

A partire dalle letture del rapporto Excelsior annuale dell’Anpal e dei Sistemi di politiche attive per l’occupazione, emerge, leggiamo sull’ebook “che da qui al 2022 il mondo del lavoro richiederà circa 2,5 milioni di occupati tanto autonomi quanto dipendenti. A un’elevata percentuale di questi ultimi verranno richieste specifiche competenze e qualifiche per l’esercizio di professioni di natura tecnica e specialistica“.

La ricerca Jobs on the rise Italia 2021 si è occupata di individuare quali sono stati, tra aprile e maggio 2020, gli ambiti lavorativi più in crescita.

Emerge un incremento del 51% per i professionisti dell’e-commerce, gli esperti di marketing online e il personale addetto logistico.

Diverse le aziende che assumono esperti di contenuti digitali in grado di raggiungere, tramite il web, un maggior numero di clienti.

Anche il settore supporto clienti ha registrato un cospicuo aumento, con un tasso pari al 96% di assunzioni nel 2020, tra cui risulta una prevalenza del sesso femminile che ha occupato il 68% delle posizioni di consulenza e l’87% delle posizioni di operatore nei call center.

Molte le realtà che, a causa dell’aumento delle transizioni digitali – 350% in più rispetto agli anni precedenti – hanno deciso di circondarsi di professionisti competenti nel campo degli investimenti. Tra questi vi sono i consulenti nello sviluppo aziendale, i responsabili dei gruppi di vendita e i consulenti strategici.

E ovviamente, a registrare, per forza di cose, un aumento della domanda è stato il settore sanitario, che, a partire dalla pandemia, ha toccato una percentuale di assunzioni pari al 158%.

Grande richiesta c’è stata anche negli ambiti della farmacia e della ricerca farmacologica.

Le tendenze del mercato del lavoro

Il rapporto di Anpal e Unioncamere stima che i laureati rappresenteranno all’incirca il 60% degli occupati, mentre il fabbisogno di professionisti si aggirerà attorno al 35%.

Al primo posto troviamo, per ciò che riguarda i laureati, con una richiesta tra i 170mila e 176mila unità, la richiesta per il personale medico.

A questa fa seguito l’ambito economico con una richiesta tra 150mila e 160mila unità, quello ingegneristico e infine quello giuridico entrambi con tassi di assunzione compresi tra 88mila e 95mila unità.

Nei prossimi 3 anni, crescerà la domanda per professionisti nell’ambito dell’amministrazione, della finanza e del marketing. Tuttavia, l’evoluzione tecnologica, l’intelligenza artificiale e l’automazione industriale hanno determinato un cambiamento che, nei prossimi anni, sarà sempre più incisivo.

Necessari si riveleranno i costanti corsi di formazione e aggiornamento, soprattutto per quel che riguarda le competenze digitali e i parametri ecosostenibili.

Gli esperti del digitale andranno per la maggiore: saranno sempre di più le aziende a richiedere figure specializzate in comunicazione, Seo ed e-commerce.

La tecnologia, inoltre, porterà gradualmente alla nascita di nuove figure professionali.

Saranno richiesti l’e-commerce manager, il cloud architect, in grado di creare ambienti cloud per le imprese e lo scrum master, un profilo che studia gli andamenti aziendali e mette in atto strategie e azioni correttive per il raggiungimento degli obiettivi.

Altre figure saranno il category maganer, un esperto di strategie che pone il consumatore al centro del processo, il growth hacker, colui che avrà il compito di utilizzare al meglio il budget aziendale per ottenere massimi profitti e il designer di realtà virtuali, un professionista con il compito di creare e gestire mondi virtuali paralleli.

Oltre al digitale, si registrerà una forte crescita nel settore terziario dei servizi alle imprese e alle persone, nell’ambito della comunicazione e della cultura.

Tuttavia, anche nei campi più strettamente umanistici, la tecnologia si renderà necessaria: verrà creata la figura del manager di avatar per l’insegnamento e personaggi computerizzati da affiancare ai docenti.

L’articolo Dati occupazionali e tendenze lavorative future è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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