Brutte previsioni in tema di acqua: secondo The European House – Ambrosetti anche l’Italia diventerà un hotspot. Con conseguenze gravi su persone ed economia, a cominciare dal Water Service Divide. Si parla anche di questo alla Cop26 di Glasgow

L’acqua è tra i temi centrali della Cop26 di Glasgow. Sia che sia in eccesso – tempeste, inondazioni, innalzamento dei livelli del mare – sia che manchi – aumento delle temperature, siccità prolungata e desertificazione conseguente – l’elemento acqua porta sempre più con sé eventi catastrofali che comportano danni imponenti che costano cari in tutti i sensi.

Gli eventi meteorologici estremi nel solo periodo 2010-2019 hanno causato 77 miliardi di euro di danni economici, coinvolgendo 103 milioni di persone e determinato oltre 55.000 decessi nel mondo.

La crescente siccità e gli aumenti di temperatura ridurranno la disponibilità di acqua in molte regioni del pianeta, i cosiddetti hotspot climatici, dove i fenomeni di riscaldamento o eventi meteo catastrofici sono più intensi.

A ciò si aggiunge l’aumento della popolazione e della produzione alimentare da agricoltura irrigua (+50% entro metà secolo) che contribuiscono a dare previsioni allarmanti: al 2030, il 40% della popolazione mondiale vivrà in condizioni di stress idrico.

Secondo The European House – Ambrosetti anche l’Italia diventerà un hotspot. A Glasgow sotto l’egida della Community Valore Acqua per l’Italia (che rappresenta 14.000 lavoratori, oltre 164.000 km di rete idrica e con oltre 6 miliardi di euro di fatturato nella gestione della risorsa acqua) sono stati anticipati alcuni dati relativi alla pubblicazione della 3° edizione del Libro Bianco Valore Acqua per l’Italia.

Uno dei dati rilevanti che emerge dalle prime analisi dell’edizione 2022 del libro bianco è proprio lo stress idrico derivante dalla crescita di eventi metereologici estremi legati all’acqua.

Sono ben 546 i comuni italiani che nell’ultimo decennio hanno subito impatti rilevanti per piogge torrenziali e fenomeni di dissesto conseguenti. Nello stesso periodo 2010-2020 si sono verificati 375 stop a infrastrutture critiche, 448 allagamenti e 129 esondazioni fluviali.

Il dato peggiore è stato registrato nell’estate 2020, caratterizzata da una media di 7 eventi estremi legati all’acqua ogni giorno, tra ondate di calore, nubifragi e grandinate, con impatti ingenti sul settore agricolo.

Un segnale preoccupante di una tendenza in crescita, destinata inevitabilmente a rafforzarsi almeno fino a metà secolo, se non vengono presi provvedimenti urgenti.

Ma se l’eccesso di acqua è un fattore critico, la scarsità idrica in molte zone del Centro e del Sud Italia, – ma non sono escluse zone settentrionali – è altrettanto preoccupante. A livello mondiale si stimano circa 10 miliardi di dollari di danni economici legati alla siccità.

Per l’Italia le stime rimangono incerte, ma il perdurante gap Nord-Sud, definito anche con il termine Water Service Divide, rende molto più complesso garantire una gestione efficiente e sostenibile della risorsa.

Le cause principali, secondo il Libro Bianco, sono da ricercarsi nelle caratteristiche idrografiche del territorio non rispecchiate dai confini amministrativi dei bacini e nella governance frammentata (numero limitato dei gestori industriali e presenza pervasiva degli enti locali).

Altri elementi di criticità rimangono le infrastrutture obsolete e la mancanza di una gestione industriale (in buona parte operata direttamente dai comuni in economia e molto parcellizzata) che non permette di mettere a sistema le competenze e il coordinamento delle esigenze idriche territoriali.

L’articolo Acqua: anche l’Italia diventerà un hotspot, con gravi conseguenze è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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