Dal sostegno alle produzioni bio alla riduzione delle emissioni del settore dei trasporti, le bioenergie si confermano sempre più come una delle fonti rinnovabili più versatili. In grado inoltre di migliorare la competitività del sistema paese e del suo comparto manifatturiero

Quando si pensa alle fonti di energia rinnovabile nella maggior parte dei casi vengono in mente eolico e solare. Sono tecnologie che si stanno diffondendo a ritmi esponenziali, grazie anche al fatto che i loro costi – questo vale soprattutto per il fotovoltaico – stanno letteralmente precipitando.

Sole e vento sono indispensabili per la transizione energetica e i progressi nel settore degli accumuli, nella gestione smart delle reti e nelle strategie di efficientamento lasciano pensare che nel medio periodo anche il tema dell’intermittenza potrà essere superato.

Nell’immediato però occorre garantire la copertura del baseload, possibilmente riducendo il ruolo delle fonti fossili. Una proposta credibile per centrare questo obiettivo è quella contenuta nel Manifesto delle bioenergia, un’iniziativa di Elettricità Futura in collaborazione con Aiel, Anpeb, Assitol, Assoebios, Assograssi, Cib, Confagricoltura, Distretto Produttivo la Nuova Energia, Ebs, Fiper e Itabia.

Il documento sottolinea come le biomasse siano fonti rinnovabili e programmabili per la produzione di bioenergia, in grado di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e i rischi legati alla volatilità di queste ultime.

Il settore già oggi dà lavoro a quasi 44.000 persone, con un fatturato annuo di 3,7 miliardi di euro, contribuendo a rafforzare le economie locali in un’ottica di economia circolare e a sviluppare sistemi di generazione distribuita come le comunità energetiche.

Il manifesto propone poi una serie di misure per potenziare il settore. In primo luogo, chiede di adeguare il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima 2030 ai target del Green Deal, innalzando il contributo delle biomasse alla decarbonizzazione del settore dei trasporti e di quelli termico ed elettrico.

Auspica poi l’adozione di interventi per il revamping degli impianti esistenti e queste misure andrebbero adottate con urgenza considerato che dal 2023 molti impianti rischiano la chiusura per l’assenza di incentivi.

Inoltre, nel manifesto si chiede che venga riconosciuto il valore degli impianti di produzione, che danno un contributo all’economia circolare e al rafforzamento delle reti manifatturiere locali.

Una conferma e assieme un auspicio, arriva dai dati raccolti da Coldiretti, secondo cui, tra il 2009 e il 2019, la superficie coltivata a biologico in Lombardia è più che triplicata, superando i 56.000 ettari.

La crescita è stata trainata dalla domanda dei consumatori, che nel 2020 hanno speso 4,3 miliardi di euro per prodotti bio, con un aumento del 7% rispetto all’anno precedente.

Il biogas ricavato dai liquami e dal letame può dare un sostegno alla crescita di queste produzioni, visto che permette alle aziende che lo producono di diversificare le loro attività. E la Lombardia si conferma protagonista del settore, dato che ospita 450 dei 2.000 impianti a biogas presenti in Italia.

Prosegue poi il rafforzamento nel comparto del biometano di Sersys Ambiente, società attiva nei servizi ambientali. L’azienda ha di recente annunciato l’acquisizione di due impianti di biogas, che insieme possono gestire oltre 65.000 tonnellate l’anno di rifiuti organici.

Il primo impianto tratta rifiuti organici della provincia di Pavia e ha un potenziale di 30.000 tonnellate. Il secondo si trova nella zona industriale di Caivano (in provincia di Napoli) ed è autorizzato a trattare 36.000 tonnellate/anno di rifiuti, che provengono pressoché interamente dalla Campania.

Obiettivo delle acquisizioni è il consolidamento degli impianti e il successivo upgrading (con rimozione dell’anidride carbonica dal biogas) con produzione di biometano, trasformato poi dallo stato gassoso a quello liquido con l’obiettivo di fornire biocarburanti per l’autotrazione.

Le acquisizioni si aggiungono alle due procedure di autorizzazione per la realizzazione di impianti di produzione di biometano da frazione organica del rifiuto solido urbano, avviate negli scorsi mesi in Campania e nel Lazio.

Sebigas, player del settore biogas con 84 impianti nel mondo, sottolinea come le bioenergie possano tamponare gli aumenti di prezzo dei combustibili fossili che, soprattutto negli ultimi tempi, hanno impattato pesantemente su tutti i settori produttivi.

Secondo i dati forniti dall’azienda, il biometano potrebbe garantire al nostro Paese un risparmio di 1,6 miliardi di metri cubi di importazioni di carburanti, con un potenziale produttivo al 2030 di 8 miliardi di metri cubi, pari al 10% del consumo nazionale di gas naturale.

Liquigas, il principale operatore nazionale nella distribuzione di Gpl, parte al 100% di Shv Energy, società operante a livello mondiale nella commercializzazione del Gpl e Gnl, ha illustrato i vantaggi del bio-Gpl e del bio-Gnl, evidenziando la coerenza della filiera del biogas con le indicazioni del Pnrr.

Inoltre, ha presentato le potenzialità del dimetiletere rinnovabile (o rDme) che, usato in miscela o puro con limitate modifiche all’infrastruttura esistente dell’industria del Gpl, l’rDme è uno dei carburanti alternativi e sostenibili più promettenti per la combustione con bassissime emissioni inquinanti e particolato.

È stato inoltre sottolineato che I biocombustibili rappresentano inoltre una soluzione immediatamente disponibile che permette di far fronte alle necessità energetiche delle aree off-grid (in Italia 1.200 Comuni, con 4 milioni di residenti, non sono allacciati alla rete) e al contempo garantisce una riduzione di emissioni nocive nell’aria, riducendo l’impatto a livello ambientale e sulle condizioni di salute delle comunità locali.

Infine, si è svolto di recente un incontro tra i soci produttori di biogas e biometano del Consorzio italiano biogas e la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nel corso del quale si è ribadito il ruolo centrale delle regioni nel processo di transizione ecologica previsto dal Pnrr.

I territori, è stato ribadito nel corso dell’evento, possono avere un ruolo centrale nella decarbonizzazione, evitando di intralciare gli impianti a energia rinnovabile.

L’articolo Il contributo delle bioenergie alla decarbonizzazione è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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