L’iperconnessione che caratterizza la nostra società ha in sé un ottimo punto di partenza per organizzare la sopravvivenza agli eventi climatici estremi. Ne parla Everbridge alla Cop26 di Glasgow

Le catastrofi climatiche che anche quest’anno hanno colpito l’Europa e il mondo – alluvioni, incendi, terremoti, per arrivare ai recenti disastri in Sicilia – mostrano come nessun Paese possa oggi ritenersi esente da eventi climatici estremi.

Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (Wmo) il numero di fenomeni meteorologici, idrici e climatici estremi è aumentato di cinque volte dagli anni ’70 al 2019.

Lo scrive anche l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) nel rapporto provvisorio State of the Climate 2021, che fa il punto sulla situazione attuale del riscaldamento globale attraverso gli indicatori climatici più importanti come la temperatura media globale, il livello dei mari, la concentrazione di gas serra in aria e appunto gli eventi estremi climatici.

Studi condotti tra il 2015 e il 2020 hanno dimostrato che il cambiamento climatico sia stato la causa di 76 eventi tra cui alluvioni, eventi siccitosi, tempeste e anomalie di temperatura, nonché il drammatico aumento del rischio di incendi in 114 Paesi.

Prevenire è meglio che curare, ma ormai gli eventi climatici atipici sono sotto gli occhi di tutti. E bisogna imparare a conviverci. O meglio a sopravvivere a essi.

Fortunatamente, il numero di morti è diminuito da oltre 50.000 morti negli anni ’70 a meno di 20.000 nel 2019. Dati possibili anche grazie all’introduzione di sistemi di allerta delle emergenze.

I sistemi di allerta pubblica permettono di avvisare le persone in anticipo riguardo le emergenze: sfruttando l’infrastruttura di telecomunicazione esistente, i sistemi sono in grado di raggiungere tutti gli individui all’interno di una determinata area geografica per ridurre il rischio di disastri, supportare le comunicazioni dei primi soccorritori e analizzare l’efficacia delle comunicazioni di crisi.

Tuttavia, solo il 40% dei 138 Paesi membri del Wmo hanno adottato dei sistemi di allerta.

In Europa, una direttiva impone a tutti gli stati membri dell’Ue di dotarsi entro giugno 2022 di un sistema di allerta pubblica basato sulla telefonia.

Segno di questa importante impellenza è la presenza di Everbridge (che si occupa di Cem, ovvero di gestione degli eventi critici) al World Climate Summit Cop26 di Glasgow, in corso in questi giorni.

John Maeda, che si definisce Thought Leader di Everbridge, presenterà proprio a Glasgow (lunedì 8 novembre 2021) il ruolo della tecnologia nell’aiutare i governi e le imprese ad adattarsi agli eventi climatici estremi.

La tecnologia ha ormai raggiunto livelli altissimi di identificazione del rischio, a livello iper-locale, avvertendo le persone delle minacce climatiche estreme e riducendo le perdite e i danni, sia per il settore pubblico che quello privato.

L’Hydromet Gap Report 2021 redatto da The Alliance for Hydromet Development riconosce “i sistemi di allerta pubblica ibridi e intelligenti di nuova generazione, che combinano la trasmissione cellulare e gli Sms geo-localizzati, come tecnologie dall’intelligenza situazionale, che permettono alle istituzioni di avvisare intere popolazioni, che sono situate nella zona mirata, prima, durante e dopo un disastro“.

La vera forza di tali sistemi riguarda quindi la possibilità di raggiungere chiunque, dovunque: grazie anche all’iper-conessione che caratterizza i nostri tempi è possibile avvisare, in un solo momento, oltre due miliardi di residenti e turisti in più di 200 paesi in caso di minacce.

Si tratta quindi di un caso di intelligenza artificiale predittiva, basata su algoritmi ormai diventati capaci di preannunciare l’intenzione umana fino all’imprevedibilità del clima.

L’articolo Eventi climatici estremi: alla Cop26 non mancano le soluzioni tecnologiche per affrontarli è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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