Legambiente Lombardia indaga la qualità dei servizi offerta dalle strutture scolastiche nel XXI rapporto ecosistema scuola. La transizione ecologica è ancora lontana, tuttavia qualche passo in avanti è stato compiuto. Vediamo alcuni numeri

Lo diciamo sempre. Nel parlare di cambiamento climatico, le scuole dovrebbero essere in prima linea. Ma quale spazio gli edifici scolastici dedicano nella battaglia verso la transizione ecologica?

I risultati non sono dei migliori, le strutture sono ancora arretrate e soprattutto alcune sembrano non considerare nemmeno i problemi ambientali, edili e di mobilità.

È Legambiente Lombardia a introdurre l’argomento con il XXI rapporto ecosistema scuola – ricerca effettuata annualmente sulla base dei dati forniti dai comuni capoluogo di provincia – e a suggerire un investimento per le scuole con i 17 miliardi stanziati nel Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza.

Come sottolinea l’indagine, le problematiche ambientali sono ancora eccessivamente sottovalutate: i fondi sono pochi e l’impegno nel garantire servizi e qualità in ottica sostenibile non è da meno.

Sebbene in Lombardia i risultati raggiunti innanzi all’emergenza covid fossero positivi, la pandemia ha purtroppo rallentato la transizione ecologica. La mobilità e i problemi legati al lavaggio di stoviglie ne sono un esempio.

In Lombardia, contro una percentuale nazionale dello 0,9%, solo lo 0,5% degli edifici sono costruiti secondo i criteri della bioedilizia e solo il 10%, contro un totale nazionale del 16,7%, utilizza fonti di energia rinnovabile.

Lo dicevamo prima, ancora troppi pochi istituti si stanno impegnando nell’adottare soluzioni per la mobilità sostenibile: rari gli edifici che mettono a disposizione un servizio bus. Il covid avrà le sue colpe sì, ma non per intero.

A ciò si aggiunge che la maggioranza delle scuole – il 55,6% per la Lombardia – utilizza nelle mense le stoviglie di plastica monouso. E il dato si riferisce solo a coloro che hanno volutamente preso parte alla ricerca.

Tuttavia, a emergere è anche qualche elemento che, per fortuna, ci fa sorridere. La lotta contro alle bottiglie di plastica sembra ormai vinta, almeno per ciò che riguarda alunni e docenti: tutti, o quasi, riempiono la loro borraccia con l’acqua del rubinetto.

Oltre a questo, altri sono i dati della ricerca che ci fanno ben sperare. A Bergamo, Cremona e Mantova, per ciò che riguarda la mobilità sostenibile, sono diverse le scuole primarie ad aver lanciato l’iniziativa pedibus, il bus che si muove a piedi.

Una proposta divertente e sportiva rivolta a bambini e famiglie per promuovere il movimento, fare un regalo all’ambiente e sperimentare ogni giorno possibili itinerari diversi.

E, sempre a Bergamo, anche l’edilizia scolastica fa passi avanti: 18 istituti producono un totale di 920,350 kw di energia rinnovabile.

A Varese, invece, la scuola Pellico è un ottimo esempio di edificio realizzato secondo i principi della bioedilizia; una questione quella del risparmio energetico sviluppata anche in classe con i ragazzi.

Le mense, lo sappiamo, non dovrebbero solo preoccuparsi di stoviglie e plastica. Un punto importante è rappresentato anche dalla dieta: una corretta alimentazione è il risultato di una scelta consapevole.

È Cremona, nell’ambito del 6° rating sull’alimentazione scolastica, a vincere il premio di Foodinsider, in collaborazione con Slow Food, per la qualità e la varietà del cibo servito nelle mense.

Le scuole, lo ricordiamo, rappresentano il luogo-casa per antonomasia dei giovani, a partire dall’età infantile fino ad arrivare agli anni adolescenziali. È qui che prendono vita le idee e le iniziative delle nuove generazioni: alimentarle e stimolarle è l’unico modo che abbiamo per realizzarle.

L’articolo Scuole: quanto sono sostenibili gli edifici scolastici italiani? è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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