Biometano, una valida spalla all’elettrico per la decarbonizzazione dei trasporti

Il biometano può essere un’alternativa ai veicoli elettrici in un’ottica di riduzione delle emissioni inquinanti; la sua produzione biologica, inoltre, si inserisce perfettamente nel solco dell’economia circolare.

L’obiettivo principale dell’industria automotive è, ovviamente, ridurre l’impatto ambientale dei veicoli circolanti, in modo da aiutare il processo di decarbonizzazione.

Circa un terzo di tutte le emissioni inquinanti, infatti, arrivano dal settore dei trasporti e la soluzione al problema dell’inquinamento non può certamente basarsi unicamente sull’elettrico.

Le alternative ci sono ma è necessario fare chiarezza sul livello emissivo di alcune proposte che, invece, non aiutano a risolvere il problema. Ci riferiamo in particolare al gas naturale e al metano che non sono propriamente green.

In particolare quando utilizzati per il trasporto pesante. Secondo una ricerca condotta dalla Ong europea Transport&Environment (T&E) con l’aiuto di The Graz University of Technology, è stato eseguito un test con due autotreni prodotti da Iveco, uno diesel convenzionale e un altro alimentato a Gnl.

I risultati, pubblicati nel report Lng Trucks: a dead end bridge. Emissions testing of a diesel and a gaspowered long-haul truck, mostrano che le emissioni di gas serra prodotte dal veicolo alimentato a gas naturale possono superare quelle del veicolo alimentato a gasolio.

Inoltre le particelle ultrafini e cancerogene emesse sono 37 volte maggiori, rispetto alla quantità emessa dal veicolo diesel. Un altro risultato emerso dal test – peraltro limitato unicamente a una marca di autotreno – ha mostrato che il metano ha un impatto potenziale di riscaldamento globale più elevato del 13,4% rispetto a quello del diesel.

Metano, una falsa soluzione al problema del trasporto inquinante?

Il problema principale dei veicoli a metano e a Gnl, secondo il report della Ong Transport&Environment, è la produzione di alti livelli di inquinanti tossici; secondo la ricerca effettuata anche le auto a metano rilasciano un gran numero di particelle pericolose, associate a cancro, Alzheimer e malattie cardiache e respiratorie.

Un bel problema, dal momento che in Italia circolano oltre un milione di veicolia metano, il numero più alto a livello europeo; oggi, nel nostro Paese, si contano 24.300 auto a metano immatricolate nel periodo gennaio-agosto 2021, +5,4% rispetto alle 23.000 dello stesso periodo del 2019.

Veicoli che hanno un consumo consolidato intorno al miliardo di metri cubi di gas e che solo per un 20% avviene nella forma biologica, che ha minori impatti ambientali ma ha grandi problemi di sostenibilità economica, perché il biometano sostenibile – ovvero realizzato da rifiuti e residui – prodotto in Europa riesce a soddisfare soltanto il 6,2-9,5% del fabbisogno energetico del settore dei trasporti.

Secondo Federmetano però “dal punto di vista chimico non ci sono differenze (tra metano e biometano – ndr) e quindi possiamo sfruttare la stessa infrastruttura di oggi, finora usata solo per il metano fossile. Vogliamo traghettare verso il green e in parte lo stiamo facendo, con già un 20% di biometano che già oggi viene usato da chi va a metano. Un quinto dei chilometri percorsi dalle auto a metano, una quota significativa dunque, è a impatto zero, senza emettere CO2“.

Un beneficio che potrebbe avere risvolti negativi, visto che proprio questa promiscuità di utilizzo “potrebbe rendere impossibile garantire che i veicoli a gas funzionino effettivamente a biometano” conclude Transport&Environment.

Sicuramente, più si sviluppano tecnologie alternative alle fonti fossili e meglio si riuscirà a completare la necessaria transizione energetica nel settore dei trasporti. Solo l’innovazione consentirà di ridurre le emissioni di metano al 2025 e al 2030.

Biometano e idrogeno – ha sottolineato Lorenzo Serra, senior consultant di Waga Energies – sono le forme energetiche che il piano energetico nazionale e il Pnrr vogliono incentivare, in coerenza con gli obiettivi di Agenda 2030“.

Obiettivi che potremo raggiungere solo decarbonizzando. Per questo, a inizio ottobre, inoltre, altri 24 Paesi hanno deciso di aderire all’impegno mondiale sul metano guidato da Ue e Stati Uniti, confermando l’importanza di ridurre rapidamente le emissioni di metano, come strategia più efficace per limitare il riscaldamento globale a breve termine e mantenere raggiungibile l’obiettivo di mantenere il riscaldamento a 1,5°C.

Quanto sono sostenibili i veicoli a biometano?

Secondo la parte in causa, il presidente di Assogasmetano, Flavio Merigo, “il biometano è una delle più valide soluzioni per la decarbonizzazione dei trasporti. È una fonte primaria rinnovabile che soddisfa pienamente i requisiti dell’economia circolare, la sua sostenibilità ambientale è indiscutibile“.

Insomma, anche i veicoli a biometano sono Zero Emission Vehicle, veicoli a emissioni zero ed è per questo che l’associazione chiede al Governo di riconoscergli “lo status di (veri) Zev, come già avviene in Norvegia“.

Un veicolo a biometano – spiega Piersandro Trevisan, del Cluster Lombardo della mobilità – impatta sull’ambiente tanto quanto un veicolo elettrico, se si considera l’intero ciclo di vita, come già dimostrato da uno studio del Politecnico di Milano. Il biometano può coprire tutto il fabbisogno del settore del trasporto, a partire dalle flotte“.

E riguardo alla sua disponibilità, Lorenzo Maggioni, head of research and development del Consorzio Italiano Biogas, ha ricordato che “l’Italia, è uno dei maggiori produttori di biogas, con oltre 1.500 impianti, la maggior parte dei quali ha avviato il processo di upgrading per la produzione di biometano in quantità tale da poter coprire tutto il settore dei trasporti a metano“.

In particolare per il settore agricolo, nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono state stanziate risorse specifiche per lo sviluppo della produzione di biometano.

Tra i fondi stanziati, 1,92 miliardi di euro sono destinati allo sviluppo del biometano, investimento che non solo rappresenta un importante riconoscimento del ruolo chiave degli impianti di digestione anaerobica, ma sancisce l’importanza di queste strutture nel potenziamento dell’economia circolare e nel raggiungimento dei target di decarbonizzazione.

Attraverso questo intervento sarà possibile incrementare la potenza di biometano da riconversione da destinare al greening della rete gas, pari a circa 2,3-2,5 miliardi di metri cubi.

Sulla sostenibilità del biometano spende una parola Fabio Roggiolani, imprenditore ecologista e co-fondatore di Ecofuturo, per il quale “non ha senso la guerra tra metano ed elettrico: il primo è nettamente più efficiente per i tratti lunghi, il secondo per quelli brevi. Ma anche vero che le colonnine di ricarica rapida da 350 kW rappresentano uno stress per la rete elettrica, così come va rivoluzionato il modo in cui si produce il biometano, per renderlo ancora più sostenibile“.

L’articolo Biometano, una valida spalla all’elettrico per la decarbonizzazione dei trasporti è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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