Il tema dell’etica digitale non è di questi giorni: con la diffusione delle tecnologie digitali ha acquisito una rilevanza sconosciuta in passato. Tanto da sollecitare una istituzione tradizionalista come Aica a farsi portavoce e propositrice di una proposta di regolazione condivisa

Di etica digitale si è parlato nel corso di un convegno organizzato dall’Aica – Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico – chiamando a raccolta esperti di questa problematica.

Sotto la regia di Bruno Lamborghini, past president di Aica e guru dell’informatica italiana, anche per i suoi trascorsi di ricercatore in Olivetti, sono state sviscerate tante idee e proposte che ora attendono di essere convalidate in iniziative di maggiore respiro.

Le applicazioni digital-based stanno permeando sempre di più la nostra vita. Si ritiene pertanto necessario adottare una formulazione etica della tecnologia che salvaguardi gli utenti finali e anche gli erogatori della stessa.

Una necessità, ha sottolineato più volte Lamborghini, resa evidente dai rischi che la tecnologia comporta per la società, a cominciare da quelli della cybersicurezza.

La regolamentazione in chiave di principi etici serve anche per una crescita sociale e sostenibile dei processi digitali e per poter disporre veramente di una informazione buona e socialmente utile.

In questo contesto, è stato rimarcato più volte, etica digitale e conoscenza devono crescere insieme, con il coinvolgimento anche e soprattutto delle scuole, facendola diventare una materia di insegnamento.

Solo operando in questa direzione – sostiene Lamborghinisi riuscirà a formare una società della conoscenza aperta a tutti; senza una democrazia dei dati non potrebbe funzionare e le disuguaglianze verrebbero accresciute“.

Etica educativa, opportunità e benefici

I vantaggi di un’educazione digitale, data da un approccio preventivo e con una comunicazione tra pari, sono:

formare i giovani e renderli immuni dai problemi e rischi derivanti da un uso non consapevole del web, come per esempio i danni alla reputazione, spesso insanabili
aiutare i giovani a diventare vere risorse per lo sviluppo della società, a conoscere il mercato del lavoro e le competenze digitali richieste

Sono gli stessi obiettivi peraltro perseguiti dal Movimento Etico Digitale, capillare in tutta Italia; una rete composta da persone che con i social convivono e lavorano tutti i giorni e che possono quindi portare testimonianze e soprattutto casi studio positivi e negativi.

Per fortuna, da anni la scuola è ormai impegnata con gli studenti nella sensibilizzazione a un uso sicuro e consapevole dell’informatica, in quanto appartenere alla Net Generation o alla Next Generation non comporta automaticamente l’essere competenti digitali.

Ecco perché, partendo dal Pnsd (Piano Nazionale Scuola Digitale) e grazie ai finanziamenti europei relativi al Programma Operativo Nazionaleper la scuola – competenze e ambienti per l’apprendimento“, si è puntato a far riconoscere opportunità e pericoli, diritti e doveri legati all’utilizzo di elementi insiti della loro quotidianità.

Anche con l’introduzione, dall’anno scolastico 2020/2021, dell’educazione civica quale materia di tipo trasversale, si è voluto sottolineare l’importanza della cittadinanza digitale e quindi della capacità di avvalersi consapevolmente e responsabilmente dei mezzi di comunicazione virtuali.

In tal modo la scuola non è più concentrata sulle mere competenze tecniche, ma l’attenzione si è spostata sulle competenze critiche e sulla sensibilizzazione rispetto ai possibili rischi connessi all’uso dei social media.

Sarebbe però opportuno lavorare anche sui genitori, fino a oggi piuttosto trascurati.

Un Codice Etico condiviso

Aica auspica quindi l’adozione di un Codice Etico condiviso allo scopo, come ha sottolineato Franco Filippazzi, altro padre dell’informatica digitale, di “ispirare e guidare la condotta etica di tutte le figure professionali del computing con riguardo agli impatti sociali di questa tecnologia. In altre parole quello che sollecitiamo è un codice per le professioni che obblighi i professionisti dell’It, ma non solo loro, a usare le loro skill a beneficio di tutta le società e dell’ambiente in cui operano. E ciò per una maggiore moralità nella professione, grazie a una maggiore coscienza professionale“.

Obiettivo dell’etica digitale è facilitare lo sviluppo di tecnologie socialmente accettabili perché le questioni etiche hanno a che fare non solo con hardware e software, ma anche con i dati, intelligenza artificiale, programmi e programmatori, con chi utilizza tutto ciò e con le loro azioni.

Il loro impatto sulla vita dell’uomo, sulla salute, sull’ambiente e su molti altri fattori è importante.

In altri termini l’etica del digitale è l’area di ricerca e l’attività che permette di massimizzare le opportunità e mitigare i rischi del digitale.

Non solo: le analisi etiche dei rischi e dei benefici collegati all’innovazione digitale, come l’intelligenza artificiale, sono necessarie e devono essere incluse in tutto il processo di progettazione, collaudo, implementazione e utilizzo di queste tecnologie.

Gartner definisce l’etica digitale (digital ethics) come il sistema di valori e principi morali legati alle interazioni digitali tra imprese, persone e le cose.

Il cuore dell’Etica Digitale – ha aggiunto Norberto Patrignani di Aica – è anche la capacità di porsi domande; una capacità che va recuperata il più possibile rapidamente, coinvolgendo anche le università di tutto il mondo. Altrimenti si rischia di avere macchine con una conoscenza maggiore di quella umano. Con tutte le implicazioni sulla forza lavoro“.

In definitiva, in assenza di proposte specifiche, l’auspicio dei partecipanti all’incontro organizzato dall’Aica è quello di far crescere il dialogo attorno all’Etica Digitale, sensibilizzare i professionisti It, creare un movimento favorevole all’adozione di un Codice Etico (riferimenti non mancano, anche in Europa) e in definitiva far passare il concetto che la socializzazione dell’It deve essere un valore di tutti e non di pochi.

Come dire che in futuro non bisogna essere dei semplici consumatori di prodotti/servizi It ma anche stakeholder, in qualche misura.

L’articolo Serve una formulazione etica della tecnologia è stato pubblicato su Magazine Green Planner.

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