In sintesi il titolo riassume velocemente il risultato di una ricerca pubblicata da Innovation Journalism e realizzata da Noam Lemelshtrich Latar, un ricercatore israeliano, e David Nordfors, della Stanford University.
Digital identities and journalism content - how artificial intelligence and journalism may co-develop and why society should care (qui il PDF), questo è il titolo della ricerca è stata segnalata per primo da Giuseppe Granieri, esperto di nuovi media e giornalismo.
Nuovi modi di misurare l'attenzione del consumatore e il suo comportamento, come l'engagement e il behavioral targeting, stanno diventando le nuove parole chiave per descrivere il coinvolgimento dell'utente attraverso dei contenuti a dimensione personale multipla. Si stanno creando dei nuovi algoritmi di intelligenza artificiale che permetteranno di decodificare automaticamente e "taggare" i contenuti per consentire ai motori di ricerca di ottenere nuovi livelli di conoscenze. Video, audio, immagini e testi verranno convertiti in formulazioni matematiche che si prestano a una automatica "analisi di ricerca conoscitiva" senza alcun intervento umano…
Un "motore" a Intelligenza artificiale per calibrare i contenuti giornalistici sul grado di attenzione dei lettori: ma è davvero possibile? L'intelligenza artificiale arriverà sicuramente e risolverà molti problemi ma sarà anche in grado di farlo nei confronti del business model delle aziende editoriali come fa in qualche modo intendere il post di LSDI che ho linkato qui sopra?
Io sono scettico: non credo che un intervento automatico possa essere la soluzione ai mali di un sistema che non ha ancora saputo innovare e, soprattutto, trovare un business model alternativo a quello del display advertising.
Per salvaguardare il patrimonio culturale e giornalistico in Italia servono innanzitutto investimenti in innovazione e formazione. Poi tecnologia. Infine, ma forse il punto va messo per primo: visione.
Questa manca! Cosa farei io? Punterei su contenuti di qualità, inchieste e reportage multimediali esclusivi (non scopiazzati dai siti esteri) - e per farlo servono soldi - venduti con un modello iTunes, cioè a bassissimo costo. SI potrebbe provare no?
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